
Eccoci alla seconda vicenda. Vi abbiamo documentato, in un articolo pubblicato ieri, che l‘ex Ad di Fs e Rfi Mauro Moretti si è costituito in carcere, dopo che la Cassazione aveva reso definitiva la condanna a 5 anni per la strage di Viareggio. La tragedia è quella del 29 giugno 2009: un carro cisterna deragliato, il gpl fuoriuscito, un quartiere devastato, trentadue morti, tre bambini, vite spezzate, corpi segnati per sempre. L’ex amministratore delegato di Fs e Rfi è stato condannato a cinque anni. I reati contestati sono disastro ferroviario colposo, incendio e lesioni colpose. Nell’articolo vi abbiamo inoltre riportato il parere giuridico del Comitato Mario Pagano, un’enclave di famosi penalisti costituitasi a Napoli in occasione del referendum giustizia.
Oggi dobbiamo andare ancora oltre. Perché Ermes Antonucci sul Foglio ha ricostruito le conseguenze che simili decisioni potrebbero comportare per l’intero Paese. «C’è un’immagine dell’Italia – esordisce Antonucci – che all’estero comincia a circolare e che rischia di diventare il principale deterrente agli investimenti nel nostro paese. E’ quella degli amministratori delegati di grandi aziende finiti in carcere a distanza di quindici o vent’anni da incidenti o disastri perché la magistratura è arrivata a rintracciare nella loro condotta una responsabilità colposa». Il riferimento non è solo a Moretti, ma anche a Giovanni Castellucci, Vincenzo Soprano, Michele Mario Elia. «Nomi diversi, vicende diverse, ma un unico messaggio: se sei al vertice di una grande organizzazione, in Italia la responsabilità penale può arrivare fino a te anche quando la tragedia nasce, molti livelli più in basso, da una catena di errori tecnici, omissioni, carenze nella manutenzione e decisioni assunte lungo una filiera complessa».
Antonucci ricorda che Castellucci, ex ad di Autostrade per l’Italia, che gestisce una rete di 2.800 chilometri, «è in carcere da oltre un anno dopo la condanna definitiva a sei anni per la strage di Acqualonga del 28 luglio 2013», quando un autobus precipitò da un viadotto, causando la morte di 40 persone. Il guardrail, scrissero i periti, cedette per la carente manutenzione. «Leggendo le carte che hanno portato alla condanna di Castellucci , che in primo grado era stato assolto – scrive il Foglio – si rintraccia un percorso opposto a quello che dovrebbe seguire un normale processo penale: prima si è individuato l’imputato da condannare, Castellucci, e poi si è andati alla ricerca delle argomentazioni che potessero sorreggere questa tesi». Per Antonucci, qualcosa di analogo sarebbe avvenuto nel caso della strage di Viareggio. «Con questi precedenti – conclude Antonucci – chi dall’estero potrà mai accettare con serenità di guidare una grande azienda italiana?».
Intendiamoci: qui non abbiamo la pretesa di riscrivere i processi, accettiamo le sentenze con lo spirito di chi rispetta le istituzioni e la Magistratura. Vogliamo solo mostrare che esistono anche punti di vista diversi e riflessioni che andrebbero sempre aperte, nell’ambito di una sana diaalettica democratica.





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