
Il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Ustica. Lo ha comunicato Palazzo Chigi nel giorno dell’anniversario dalla strage, del 27 giugno 1980, in cui morirono 81 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio del Dc9 Italia, decollato da Bologna e diretto a Palermo. «Allo stato attuale – fa sapere la nota di Palazzo Chigi – non è ancora possibile procedere alla costituzione di parte civile, poiché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari».
La decisa presa di posizione del governo va incontro alle accorate richieste dei familiari delle vittime, che ancora oggi, dopo 46 anni, non hanno mai ricevuto verità e giustizia per i loro cari periti nel disastro.
«Ci sgomenta che la Procura delle Repubblica di Roma abbia recentemente chiesto per la strage di Ustica l’archiviazione delle indagini, a chiusura di una inchiesta riaperta nel 2008», ha esordito Daria Bonfietti, storica presidente del comitato vittime. «È una richiesta – aggiunge – che leggiamo come una sconfitta per la magistratura, per la giustizia, per la verità, per la storia stessa del nostro Paese; la magistratura, i pm romani, ammettono e dichiarano che le ‘armi’ della giustizia, le indagini, le rogatorie non sono state sufficienti per riuscire a determinare gli autori materiali dell’evento, che disgrazia per un Paese civile».
E invece anche l’ultima inchiesta, aperta nel 2008 dopo le dichiarazioni di Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del Dc9, sta andando verso l’archiviazione. La prossima udienza, con l’intervento delle parti civili, è in programma il 30 settembre, la decisione è attesa per la fine dell’anno.
«Quella della presidente Giorgia Meloni – spiegano al comitato – è una scelta che l’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica aveva formulato e della quale Daria Bonfietti ringrazia e che fa schierare l’Avvocatura e lo Stato a sostegno della domanda di verità dell’associazione». «Il governo del mio Paese – ha aggiunto Bonfietti – deve muoversi in maniera ben più sostanziale, per pretendere risposte dai Paesi amici ed alleati sulle loro presenze certe nei nostri cieli».
L’iter giudiziario rappresenta, di per sé, uno dei tanti misteri nella storia del nostro Paese. La prima istruttoria, quella del giudice Priore, si conclude 19 anni dopo la sciagura, nel 1999, con una sentenza di non luogo a procedere in cui si legge che restano “ignoti” gli autori della strage.
Alcuni giorni dopo il disastro, un Mig della flotta militare libica viene ritrovato alle pendici della Sila, in Calabria. Per le carte ufficiali la caduta è del 18 luglio 1980, ma alcuni dettagli non escludono che possa essere stato abbattuto in contemporanea al DC 9. Emerge che in quegli anni gli aerei libici sfruttavano la scia dei voli civili per sfuggire ai controlli dei radar Nato. Tuttavia, niente di tutto ciò è mai stato confermato. Anche perché la maggior parte delle registrazioni radar sono sparite durante gli anni di indagini e molti documenti che avrebbero potuto chiarire i punti bui della vicenda non sono mai venuti in possesso delle autorità giudiziarie.
Ancora oggi nessuno è stato condannato come responsabile della strage. Ed anche le indagini aperte sui tentativi di depistaggi, alla fine non è stato individuato alcun colpevole. La Corte di Cassazione ci mette su la pietra tombale nel 2007: non si è verificato alcun depistaggio vero e proprio.
Alcune sentenze civili che hanno accordato il risarcimento ai familiari delle vittime hanno accreditato l’ipotesi per cui l’aereo potrebbe essere stato colpito per errore durante una battaglia aerea militare. Infatti, le uniche condanne sono state emesse in sede civile a carico del Ministero della Difesa e dei Trasporti, come responsabili per il risarcimento dei familiari delle vittime: non avrebbero agito correttamente per prevenire il disastro. Per i giudici civili della Corte d’Appello di Palermo, il volo fu abbattuto da un missile lanciato da un altro aereo che viaggiava sulla stessa rotta o da una quasi collisione tra velivoli militari.
Nel 2008 la Procura di Roma apre una nuova inchiesta dopo che l’ex presidente della Repubblica Cossiga dichiarò che l’abbattimento fu causato da un missile francese. Nel 2025 è emerso che è stata presentata richiesta di archiviazione al gip. Per i pm lo scenario resta comunque quello della battaglia aerea ed è stata esclusa la pista della bomba esplosa a bordo. Il Governo, tramite l’Avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione.





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