Restiamo sul tema caldo della difesa, perché va avanti il confronto sui cosiddetti Fondi SAFE, vale a dire il prestito a tasso agevolato che l’Unione Europea mette a disposizione per “Raggiungere un’autonomia strategica nella sicurezza nel piano Rearm Europe”. Al nostro Paese sono stati assegnati quasi 15 miliardi di euro, che sarebbero da restituire in 45 anni. Ma l’orientamento dell’esecutivo su questo ennesimo prestito è nel segno della massima prudenza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere che per ora è un no, ma ci sarebbe ancora tempo per decidere prima della scadenza. «Mi risultano tempi maggiori di un mese per accedere al fondo Safe – ha detto il ministro – quindi potremmo magari usarlo per finanziare gli impegni del 2027».

Il rallentamento arriva 24 ore dopo la riunione a Palazzo Chigi tra i ministri interessati e la premier Giorgia Meloni in vista del vertice Nato, che si terrà ad Ankara i prossimi 7 e 8 luglio. E’ emerso fanno che l’Italia attiverà il Safe solo quando la clausola di salvaguardia nazionale per derogare al Patto di stabilità per investimenti sulla difesa sarà richiesta e deliberata dal Parlamento.

Insomma, difficilmente il governo chiederà al Parlamento di attivarsi e si fa sempre più concreta la decisione di non fare ricorso a questo strumento Ue almeno non fino a settembre, quando l’Italia potrebbe uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. «Il governo – fanno sapere fonti della Difesa – porterà l’approvazione dell’aumento di debito per le spese su Difesa ed energia in Parlamento e, qualora le Camere lo voteranno, si deciderà se l’aumento di spese per la Difesa verrà finanziarlo con il Safe o con i titoli di Stato, che a quel punto diventerebbe totalmente indifferente».

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