
Ora però vi parliamo di un’altra forma di violenza, tutta italiana. Partiamo da un caso vero. Un giovane operaio evirato brutalmente con un coltello dalla ex compagna che non voleva lasciare la sua casa, una modesta abitazione ad Angri. La menomazione diventa permanente, le conseguenze ricadono non solo sulla sua vita di uomo ma anche sulla perdita del lavoro, la mancanza di assistenza e sostentamento, tanto che le Iene, intervistando il suo difensore in giudizio, l’avvocato Angelo Pisani, hanno mandato in onda un servizio che ha aperto gli occhi a tanta parte dell’opinione pubblica.
Ma quella di Mizanur Rahman, per quanto allucinante, è solo una delle centinaia di vicende realmente accadute in cui uomini vittime di violenza femminile si rivolgono al 1523.it, il contatto nazionale attivato dallo stesso Pisani con un gruppo di colleghe e colleghi, insieme a team di operatori sociosanitari in grado di fornire assistenza, anche psicologica, oltre che legale.
Storie vere, raccontate mesi fa da Pisani nel libro “Se questo è (ancora) un uomo”, cui se ne aggiungono quotidianamente altre non meno drammatiche. Cosa fa ad oggi lo Stato per queste vittime? Lo Stato, finora, nulla. Ma qualcosa sta cambiando, Lo dimostra l’Atto di Sindacato Ispettivo 4-03164 depositato il 1 luglio dai senatori della Lega Gianluca Cantalamessa (nella foto) e Gian Marco Centinaio, che accendono la prima, vera luce in Parlamento su questo fenomeno.
Rivolgendosi ai ministri dell’Interno, delle pari opportunità e della famiglia, i due senatori in premessa fanno notare che, «effettuando una semplice ricerca sulle modalità di richiesta di aiuto in caso di violenza, viene indicato il numero nazionale antiviolenza 1522, il quale è tuttavia rivolto esclusivamente alle donne vittime di violenza e di stalking, e che le segnalazioni di uomini non vengono prese in carico, lasciando di fatto priva di un riferimento chiaro una parte delle vittime». Inoltre, «sul territorio nazionale operano numerose realtà e associazioni che ricevono fondi pubblici e che svolgono un ruolo fondamentale nel sostegno alle donne vittime di violenza, mentre risultano scarse o assenti strutture analoghe dedicate anche agli uomini, con conseguente disparità nell’accesso ai servizi di tutela».
Ma «la violenza – incalzano Cantalamessa e Centinaio – costituisce una grave violazione dei diritti fondamentali della persona e non può essere ricondotta o limitata a un solo genere, dovendo le istituzioni rispondere alle richieste di aiuto delle vittime indipendentemente dal sesso, dall’orientamento sessuale o dal contesto relazionale».
Chiedono pertanto ai ministri Piantedosi e Roccella di sapere: «se i Ministri in indirizzo intendano promuovere o avviare specifiche indagini conoscitive, anche in collaborazione con ISTAT, università ed enti di ricerca, finalizzate a: rilevare la diffusione della violenza contro gli uomini; analizzare le difficoltà di emersione e denuncia; comprendere le dinamiche e i contesti in cui le violenze si verificano». E, in conclusione, «quali iniziative intendano adottare per migliorare la raccolta dei dati, rafforzare la formazione degli operatori e favorire la nascita o il riconoscimento di strumenti di tutela e supporto accessibili anche agli uomini vittime di violenza, nel rispetto del principio di uguaglianza e senza pregiudizio per le politiche di contrasto alla violenza di genere».
Viva soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Angelo Pisani ed Antonella Esposito, fondatori dell’Associazione Potere ai Diritti e del progetto nazionale 1523.it, dove arrivano ogni giorno centinaia di richieste d’aiuto provenienti da ogni parte d’Italia.
«L’atto parlamentare – dice subito Pisani – rappresenta un importante segnale istituzionale verso migliaia di vittime che per troppo tempo sono rimaste invisibili, prive di ascolto e spesso scoraggiate perfino dal denunciare per il timore di non essere credute o di essere ridicolizzate». Anche perché «l’interrogazione evidenzia una serie di criticità che il progetto 1523.it denuncia da anni attraverso iniziative culturali, sociali e giuridiche: la mancanza di dati ufficiali completi sulla violenza contro gli uomini, l’assenza di strutture di sostegno dedicate, la difficoltà di accesso ai servizi di aiuto e la necessità di garantire pari dignità a tutte le vittime, senza alcuna distinzione di genere». Tanto è vero, che «l’interrogazione richiama l’attenzione sul fatto che il numero nazionale antiviolenza 1522 è dedicato esclusivamente alle donne vittime di violenza e stalking e che gli uomini che cercano aiuto non trovano oggi un servizio pubblico equivalente, con la conseguenza di lasciare senza un riferimento istituzionale una parte delle vittime».
Particolarmente significativa è anche la richiesta rivolta al Governo di promuovere, con il coinvolgimento di ISTAT, Università ed enti di ricerca, specifiche indagini conoscitive finalizzate a rilevare la reale diffusione della violenza contro gli uomini, comprenderne le dinamiche, analizzare le difficoltà di emersione e denuncia e costruire finalmente una base scientifica sulla quale fondare politiche pubbliche realmente efficaci.
«Non chiediamo privilegi né contrapposizioni – dichiarano Pisani ed Esposito – non vogliamo sottrarre risorse o attenzione alle donne vittime di violenza, che meritano ogni forma di tutela. Chiediamo semplicemente che anche gli uomini vittime di violenze fisiche, psicologiche, economiche, familiari o persecutorie possano essere ascoltati, studiati e aiutati con la stessa dignità riconosciuta ad ogni altra persona».
Qui il testo dell’Atto di sindacato ispettivo a firma Cantalamessa e Centinaiohttp://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=Sindisp&id=1512520&idoggetto=0&rif=0
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