La banca svizzera UBS ha pubblicato il Global Wealth Report 2026, che non smette di destare curiosità. Secondo il report, quasi un milione di persone è diventato milionario nel 2025, al ritmo di 2.680 nuovi milionari al giorno. La crescita della ricchezza privata ha raggiunto il ritmo più sostenuto dal 2017, con gli Stati Uniti che hanno concentrato quasi la metà dei nuovi milionari entrati nel club dei patrimoni milionari. Seguono Cina, Giappone, Germania, Regno Unito e Francia. L’Italia occupa il decimo posto davanti alla Spagna. La crescita percentuale più alta, invece, si è registrata nei Paesi dell’Europa orientale, con la Lituania in testa con un +8%. 

Ma guardiamo subito al nostro Paese. Da noi emerge un quadro di sostanziale stagnazione: la ricchezza media per adulto, misurata in valuta locale al netto dell’inflazione, è rimasta ferma dall’inizio del decennio, mentre quella mediana è cresciuta solo del 3,3%. Il patrimonio lordo personale italiano è composto poco oltre la metà da asset finanziari, con un livello di debito inferiore al 9%, comparativamente basso nel panorama internazionale. Quasi la metà degli adulti italiani ha un patrimonio netto compreso tra 100.000 e un milione di dollari, mentre il 2,5% degli adulti possiede oltre un milione di dollari, detenendo collettivamente quasi il 30% della ricchezza nazionale. C’è però un dato molto rilevante: nel 2025 il numero di milionari in dollari italiani è salito del 2,4%, pari a circa 28.600 persone in più, raggiungendo quota 1,235 milioni di individui. 

Inoltre la ricchezza netta delle famiglie italiane continua ad aumentare: a fine 2025 ha raggiunto 12.326 miliardi, pari a 8,5 volte il reddito disponibile (8,3 nel 2024). A trainare l’aumento è soprattutto la ricchezza finanziaria lorda, cresciuta del 7,4% a quota 6.500 miliardi, grazie alla forte rivalutazione delle azioni e delle partecipazioni in imprese residenti in Italia. Il rapporto tra attività finanziarie e reddito disponibile è salito a 4,5, un valore elevato sia nel confronto internazionale sia in prospettiva storica, come certificato dai dati di Bankitalia a inizio giugno.

L’invecchiamento della popolazione – spiega la relazione annuale della Banca d’Italia, in particolare – sta modificando profondamente la distribuzione della ricchezza. Tra il 1991 e il 2022, la quota di famiglie in cui il percettore del reddito principale ha meno di 36 anni si è ridotta dal 16 al 6%, mentre quella in cui ha più di 65 anni è aumentata di circa 5 punti percentuali, al 28%. Parallelamente, la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie più anziane è quasi raddoppiata, arrivando al 32%, mentre quella delle famiglie più giovani è scesa dal 13 al 4%.

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