
E’ stato il primo ad essere intervistato dalle principali emittenti internazionali sullo scisma in atto nella Chiesa. Lo strappo dei lefevbriani, che hanno nominato quattro nuovi vescovi (foto in alto) ignorando il veto posto dal Vaticano, ha visto monsignor Vincenzo Paglia come l’uomo del dialogo, il presule che, essendo stato assai vicino a Papa Francesco durante il suo lungo pontificato, ne rappresenta un po’ per tutti la magnifica eredità, morale e spirituale.
Ma forse è proprio per questo che già da qualche tempo monsignor Paglia aveva subito attacchi. Andato in pensione da oltre un anno, per motivi di età e non certo perché “rimosso”, come continuano a sostenere alcuni tradizionalisti cattolici, Paglia è stato preso di mira da un certo conservatorismo estremo del mondo cattolico. Il vero obiettivo potrebbe essere quello di stravolgere il messaggio evangelico di Papa Francesco. Ultimo casus belli era stata un’intervista in cui, a maggio scorso, monsignor Paglia ricostruiva le riforme che era stato incaricato di realizzare: una Pontificia Accademia per la Vita al passo con i tempi, nel senso di un impegno per la Bioetica Globale, con temi come l’ambiente, inizio e fine vita. Ma soprattutto, a profonda riforma dell’impostazione teologica e didattica dell’Istituto superiore di studi voluto da Giovanni Paolo II sui temi del matrimonio e della famiglia.
Il mandato di papa Francesco era chiaro: dopo due sinodi dei vescovi sul tema del matrimonio, ma soprattutto della famiglia, era necessaria una nuova visione: dialogo con tutte le scienze, dalla sociologia alla biologia fino alla psicologia; e considerazione non solo della vita concreta delle famiglie, ma anche delle sofferenze e delle difficoltà. Il matrimonio resta sempre indissolubile nell’immaginario cattolico, ma sempre più spesso fallisce e allora colpevolizzare non serve. È più utile aiutare le famiglie a ritrovarsi, invece di emettere sentenze di condanna, e aumentare la consapevolezza e la misericordia come “medicine”spirituali e materiali.
Quello che non è stato digerito riguarda aspetti molto più umani, tipo la fine di alcuni corsi di studio, nuovi docenti, rinnovamento dell’intero gruppo accademico che fino ad allora ruotava intorno a don Livio Melina, classe 1952, docente di teologia morale fondamentale vecchio stile.





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