
«Che facciamo? In caso di attacco della Russia cediamo subito la Lombardia e il Veneto, per il nostro bene… s’intende…». L’amara ironia di Elisabetta Gualmini su X è forse il miglior commento alle parole del senatore Pd Alessandro Alfieri, che continuano a destare sconcerto. Proprio nel giorno tragico dell’attacco indiscriminato russo alla popolazione civile di Kyjiv che ha fatto altri ventitré morti e cento feriti, Alfieri con un lungo giro di parole ha chiesto sostanzialmente all’ambasciatore ucraino Ihor Brusylo, l’ex consigliere del presidente Volodymyr Zelensky invitato da Maurizio Gasparri in parlamento per aggiornamenti: «ma voi ucraini, che aspettate ad arrendervi?».

Durissima anche la reazione di Carlo Calenda: «Secondo nuove stime uscite oggi più di 150.000 uomini e donne ucraine sono morti per difendere la loro patria. Con i feriti il numero supera i 600.000. I russi morti e feriti ammontano a 1,4 milioni. E’ una massacro senza pari nella storia contemporanea, che ha un solo responsabile: Vladimir Putin. Chiunque difende “le ragioni” di questo criminale assassino è un complice e un collaborazionista. Chi ospita per fare audience i propagandisti italiani di Putin e’ allo stesso modo responsabile».
Stanotte, l’ennesimo raid dell’esercito russo contro la comunità di Romenska, nella regione di Sumy. Quattro persone – fa sapere l’agenzia Ukrinform – sono morte, tra cui una bambina di età inferiore ai due anni. I russi hanno attaccato un condominio con un drone e l’impatto ha provocato un incendio di vaste proporzioni. «Purtroppo, due donne, un uomo anziano e una bambina piccola, di meno di due anni, sono deceduti. L’attacco russo le ha portato via la vita insieme a quella di sua madre».
All’inizio della violenta aggressione russa, nell’ormai lontano febbraio 2022, con il mondo reduce dalla spaventosa pandemia che non era ancora finita, non pochi, acuti osservatori avevano indicato la via della resa, troppo sproporzionate le forze in campo ed anche la resistenza, se ci fosse stata, avrebbe avuto un prezzo altissimo in termini di vite umane. Nessuno fra loro è stato preso seriamente in considerazione. Certo, parlare di resa oggi, come fa Alfieri, suona per tanti come un autentico oltraggio alle vittime. Ma ben diversa sarebbe la conta dei morti, a luglio 2026, se quel primo monito fosse stato ascoltato. Senza mai nulla togliere alle più dure sanzioni e misure diplomatiche contro il feroce aggressore Vladimir Putin, sterminatore d’innocenti.





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