Si presenta carico di incognite il vertice Nato che si terrà ad Ankara il 7 e 8 luglio prossimi. Nodo centrale sono le spese per la difesa che i Paesi dell’Unione Europea sono chiamati a fare per tutelare la propria incolumità e quella dell’intero continente. E se per Giulio Tremonti, intervenuto ieri a “4 di Sera” su Rete 4, non può esistere altra difesa se non quella comune, come previsto dal Patto di Ventotene, nel frattempo pesano le dichiarazioni degli Usa sul tema e la con seguente necessità di attrezzarsi quanto prima possibile.

Solo poche ore fa Donald Trump è tornato ad attaccare la Nato alla vigilia vertice. Nel mirino del tycoon proprio la spesa militare degli alleati europei, Italia compresa, che definisce insufficiente. «Gli Stati Uniti – ha postato su Truth – sborsano per la Nato più di qualsiasi altro Paese, e con un ampio margine, per garantirne la protezione, senza trarne alcun vantaggio». A dargli man forte è arrivato pure il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, secondo cui «i futuri contributi annuali degli Stati uniti alla Nato dipenderanno dal raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa da parte degli altri Paesi». «Laddove gli altri alleati non spenderanno con urgenza, i nostri contributi diminuiranno. La Nato sarà una strada a doppio senso», ha aggiunto.Laddove gli altri alleati non spenderanno con urgenza, i nostri contributi diminuiranno. Sarà una strada a doppio senso. Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati. Metteremo in condizione gli alleati di fare la loro parte. Terremo d’occhio gli alleati che non lo fanno e che dicono di no, o forse, o aspettano” ha aggiunto Hegseth. Nasce insomma quella che lo stato maggiore Usa definisce la Nato 3.0.

L’Italia sta già facendo la sua parte. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto ieri una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per fare il punto su un summit che si annuncia cruciale per il futuro dell’Alleanza, dopo mesi di dissapori, anche tra l’Italia e gli Usa di Donald Trump. Sostanzialmente, con il “no” ribadito anche di recente dal governo italiano all’utilizzo dei fondi Safe per le spese militari, il rischio è che nel 2026 manchino risorse per acquistare e portare avanti i programmi di ammodernamento previsti. Ad Ankara si parlerà soprattutto del ritiro parziale di alcuni assetti da guerra americani in Europa: secondo alcune indiscrezioni citate dalla Reuters, verranno meno un terzo dei caccia F15 schierati sul Vecchio Continente, che passerebbero da 150 a 99.

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