Mentre Matteo Salvini prova a rilanciare l’ingresso in Europa di Serbia ed Albania, ribadendo il suo no a quello dell’Ucraina, a scompaginare gli equilibri europei è stata la nuova minaccia lanciata dal Cremlino contro la Polonia, per i droni forniti da Varsavia all’Ucraina. «Ci sono molte aziende in Polonia che producono droni che poi volano verso di noi e attaccano le nostre forze armate. Ovviamente, non c’è niente di buono in questo», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov (nella foto). Le autorità di Varsavia, per Peskov, «hanno validi motivi per pensarci», ha aggiunto il portavoce, intervistato dall’agenzia di stampa Viesti, non senza ricordare che Mosca ha un elenco delle imprese che producono droni per Kiev in numerosi paesi europei. «Non vorrei certo trasformarmi in un profeta di sventura, ma il fatto che questo stia accadendo in territorio polacco è semplicemente una chiara dimostrazione di forza», ha aggiunto Peskov secondo quanto riportano le agenzie russe.

A gettare altro fuoco sulle micce ci ha pensato Zelensky, che avverte: «Ci sono nuove informazioni di intelligence secondo cui i russi si stanno preparando per un nuovo attacco massiccio».  Uno scenario in cui le parole cdi Peskov piombano come missili. «L’operazione militare speciale russa in Ucraina – ha detto ancora – si sta gradualmente trasformando in una guerra su vasta scala, poiché i finanziatori occidentali stanno di fatto partecipando ai combattimenti a fianco di Kiev. È in corso una guerra, una vera guerra, tutto è iniziato come un’operazione militare speciale, ma continua come una guerra, perché Berlino, Parigi, L’Aia, Oslo e, purtroppo, Washington sono alle spalle di Kiev».

«La Russia auspica che l’Unione europea non riesca a vanificare completamente le prospettive di colloqui di pace in Ucraina», ha dichiarato ancora Peskov, assicurando che Mosca resta aperta ai colloqui di pace sull’Ucraina e che conta sulla mediazione degli Stati Uniti in questo processo. «Ci auguriamo – ha concluso – che l’Unione europea non riesca a distruggere completamente queste prospettive».

E tutto questo accadeva, incredibilmente, poche ore dopo la lunga telefonata tra Putin e Trump, la quarta del 2026, in cui lo zar si sarebbe mostrato disponibile ad «una soluzione diplomatica per l’Ucraina».

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