Restiamo sul cosiddetto campo largo, perché non è andata decisamente bene, la prima manifestazione congiunta di Schlein, Conte, Bonelli &C. organizzata due giorni fa a Napoli. Le contestazioni più rumorose sono arrivate da militanti di Potere al Popolo. Gli attivisti, stufi di promesse sul salario minimo come quelle lanciate dai leader sul palco, hanno ricordato a gran voce che in teoria a Napoli il salario minimo esisterebbe già grazie ad una delibera comunale di qualche anno fa, solo che non è stata mai applicata, né qualcuno ha mai vigilato sulla sua applicazione.

A destare lo sconcerto maggiore nel mondo politico sono state però le dichiarazioni di Giuseppe Conte, secondo cui la minaccia russa altro non sarebbe se non una manovra per giustificare il riarmo. «Non è una sorpresa – tuona Pina Picierno dai banchi della “scissione” – il putinismo di Conte, ma è una assoluta novità il fatto che queste affermazioni vengano fatte da un palco ufficiale del Campo Largo senza che questo generi una presa di distanza degli altri leader presenti. In tutta Europa affermazioni del genere causerebbero la reazione immediata dei leader democratici che ricorderebbero, immediatamente che per l’intelligence di mezzo mondo la Russia rappresenta una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. A Napoli invece, ancora una volta, Schlein ha fatto finta di niente, e come sempre si finge morta».

Toni più moderati, ma non meno duri, arrivano da un altro europarlamentare eletto con il PD, Giorgio Gori. «Ieri a Strasburgo – ha ricordato in un post – tutti i deputati del PD, insieme al gruppo Socialista e alla maggioranza del Parlamento Europeo, hanno votato con convinzione a favore del Rapporto sull’Ucraina, dove tra l’altro si legge che “La Russia conduce una guerra di aggressione su vasta scala, illegale, non provocata e ingiustificata contro l’Ucraina” e che “le recenti e continue violazioni della sovranità degli Stati europei da parte della Russia confermano che i suoi obiettivi vanno ben oltre l’Ucraina e rappresentano una minaccia esistenziale per la libertà e le democrazie europee”». Gori allora domanda: «come si concilia questa posizione, che fotografa la pura e semplice verità dei fatti, con le parole di Giuseppe Conte, secondo il quale la minaccia russa sarebbe null’altro che una costruzione politica per giustificare il riarmo? Non l’ha detto a casa sua, l’ha detto ieri a Napoli dal palco di una manifestazione ufficiale (di una parte) della coalizione con cui ci accingiamo a sfidare il centrodestra. Come possiamo far finta di niente?»

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