Se ci fosse chi ha ancora qualche dubbio, sulla reale natura dell’attentato a Sigfrido Ranucci, il Giornale in edicola oggi ha contribuito efficacemente a dissiparlo.

L’amicizia di lunga data e la frequentazione del conduttore RAI con Valter Lavitola, da entrambi ammessa e rivendicata, poteva trovare per logica una sola spiegazione: il tentativo di creare un caso mediatico di forte impatto, per aprire la strada a quello che sarebbe stato il nuovo leader del centrosinistra alle prossime elezioni. Un esterno di grande visibilità. Un “papa nero”.

Bene, cosa fa oggi il quotidiano diretto da Tommaso Cerno? Pubblica per intero la dettagliatissima profilazione che Valter Lavitola aveva commissionato ai sondaggisti per certificare la popolarità dell’amico Sigfrido Ranucci, qualora avesse deciso di scendere in politica.

Un questionario di 21 domande per dimostrare come il conduttore di Report potesse diventare il candidato premier del campo largo. Domande in cui – scrive il Giornale – si cercava di carpire le posizioni degli elettori anche sul suo «livello di competenza, preparazione e autorevolezza culturale» o sui «tratti caratteriali», fino a chiedere se «le competenze sviluppate nel corso della sua carriera giornalistica possano risultare utili per chi è chiamato a governare il Paese». Si parte parte dalle primarie del campo largo per arrivare a Ranucci: «Pensando ai giornalisti televisivi e ai conduttori di programmi di approfondimento in Italia, quali sono i primi nomi che le vengono in mente? Indicare fino a 3 nomi». E giù avanti così con altre decine di domande.

Poteva davvero non saperne nulla il diretto interessato, come ha più volte dichiarato? Questa la domanda che gli inviati di Cerno, autori dello scoop, rivolgono ai lettori.

Durissime le reazioni a tutta la vicenda, anche nel campo dei giornalisti. «Ranucci – tuona l’ex deputato Andrea Ruggieri – ha fatto un anno in giro il martire in pericolo di vita e il suo problema è Valterone Lavitola? Per fortuna la vicenda si rivela poco seria quindi possiamo permetterci di scherzarci su: siamo a un passo dalla commedia con Bombolo e Tomas Milian, altro che camorra, mafia e ‘ndrangheta…».

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