Proprio nel giorno in cui Luigi Di Maio, suo discusso ex delfino, passa alla Camera per un adempimento istituzionale, piombano su di lui e sul Movimento presieduto da Giuseppe Conte gli strali del fondatore, Beppe Grillo, che parla addirittura di una “trasformazione antropologica”. «Il MoVimento 5 Stelle – scrive Grillo sul blog   – ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua “diversità”. Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo».

Il primo M5s aveva provato a dare alcune risposte ai bisogni urgenti del Paese, ricorda Grillo. Ad esempio, «distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica». Ma, ahimé, tutte queste proposte nel frattempo sono diventate «slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet».

Questo era ieri, ma per Grillo «oggi la crisi del modello occidentale è più profonda, il sistema viene consumato dall’interno e messo sotto pressione dall’esterno; anche il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione, è il sintomo di una malattia che la politica preferisce usare anziché curare». Infatti, «da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista, e in mezzo restano i cittadini e gli immigrati, dentro una società divisa».

C’è il timore che, in queste condizioni, avanzino modelli autoritari: quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo», incalza il “padre” del M5S.

Ascolto dei cittadini su temi come salute, equità, partecipazione, identità, ma anche intelligenza artificiale, disoccupazione da robot e algoritmi. Questa la prima “ricetta” di Grillo per ritrovare lo spirito originario del Movimento. Anche perché «viviamo nel capitalismo della sorveglianza, siamo osservati e classificati da società private che conoscono i nostri comportamenti meglio dei nostri familiari, sanno dove siamo, cosa compriamo e cosa desideriamo, cercano anche di prevedere quando cambieremo idea. Quei dati sono nostri, dovremmo poterli controllare e decidere come utilizzarli, anche per rendere la società più sicura e migliorare i servizi pubblici. Abbiamo costruito un mondo in cui un’azienda conosce ogni nostro spostamento, mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passerà l’autobus», aggiunge, col consueto tratto immaginifico. Ma «il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso», è l’amara conclusione. Le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi «e aspettano qualcuno che provi a rispondere…».

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