«L’esposizione ad attacchi, minacce e altre forme di intimidazione, incluse azioni legali vessatorie, alcune delle quali identificate come SLAPP, rimangono motivo di preoccupazione per i giornalisti». Lo scrive, nero su bianco, la Commissione Europea nella sua Relazione annuale sullo stato di diritto nei 27 Paesi. 

Oltre a quello sulla sempre più precaria libertà di stampa, altri focus riguardano le riforme e i progressi dei sistemi giudiziari, le tempistiche e la loro efficienza; la lotta alla corruzione e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche; il pluralismo dei media e i finanziamenti trasparenti di pubblico e privato; controlli istituzionali e dimensione del mercato unico.

A pesare di più sui meccanismi di censura è, secondo la Relazione, l’inerzia italiana sul mancato progresso riguardante la riforma sulla diffamazione, sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche. Come analizza il report europeo, l’Italia è indietro nell’iter legislativo per apportare modifiche nelle tematiche dell’area competente Direttiva Ue 2024/1069, chiamata anche “anti SLAPP”,  Strategic Lawsuits Against Public Participation. 

Nonostante si registrino nuove iniziative per la tutela dei giornalisti, seppur in fasi ancora embrionali, il report riscontra preoccupazione sul numero, la frequenza e la continuità di aggressioni fisiche, verbali e altre forme di intimidazione, sia online che non. Infatti, «non si sono registrati sviluppi riguardo alla riforma, ancora in sospeso, della normativa sulla diffamazione a mezzo stampa».

Limitati inoltre i progressi «per l’istituzione di un’Autorità nazionale per i diritti umani, poiché sono stati compiuti i primi passi per rilanciare l’iniziativa, mentre diversi progetti di legge sono ancora in attesa di approvazione in Parlamento». 

L’Italia presenta anche altri progetti di emendamento per eventuali aggravanti in caso di reati contro giornalisti professionisti, ma a preoccupare l’UE sono i tempi lunghi degli iter burocratici. Da qui la raccomandazione, espressa nel report, di portare avanti in tempi più celeri la riforma «garantendo al contempo la libertà di stampa, tenendo conto degli standard europei in materia». 

«Sono gli stessi temi che l’Ordine ha sollevato più volte in tutte le sedi istituzionali: querele temerarie, SLAPP, riforma della diffamazione, e poi l’uso di spyware contro giornalisti su cui ancora indaga la magistratura», ha commentato il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli. «Ora – conclude – il legislatore ha il dovere di recepire le raccomandazioni per un’informazione libera, autonoma e autorevole, che sia in grado di garantire il diritto dei cittadini ad una informazione completa e affidabile». Ottima dichiarazione, se non fosse che finora l’Ordine non può vantare altro che parole e convegni su un tema così strategico per la democrazia nel nostro Paese.

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