
Si può criticare quanto si vuole Mario Adinolfi, ma nessuno potrà mai togliergli la dignità e professionalità di grande giornalista. Dall’8 luglio scorso è agli arresti domiciliari nella sua abitazione romana con braccialetto elettronico, dopo che il tribunale del Riesame ha rigettato l’istanza della difesa, che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia. Adinolfi è accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. E mentre i difensori preparano il ricorso alla Suprema Corte, Mario Adinolfi scrive e pubblica un pezzo di buon giornalismo, anche se le verità che rivela sono amare.
E ci spiega anche quest’anno che la legge non è affatto uguale per tutti. «Se sei il comunista Ovidio Bompressi che ha assassinato il commissario Calabresi sparandogli alle spalle, il presidente della Repubblica comunista come primo atto del settennato ti dà la grazia “per motivi umanitari” e i giornali scrivono: Bompressi sta morendo. Era il maggio 2006 quando Napolitano l’ha graziato, sono passati più di vent’anni e Bompressi è vivo e vegeto». «Mario Roggero invece la grazia a 72 anni non l’avrà e non l’avrà neanche a 85».
«Se sei Fabrizio Corona e hai infastidito i potenti – contrinua Adinolfi – ti becchi 14 anni di galera, se sei il comunista Marco Barbone e hai sparato in testa al giornalista cattolico Walter Tobagi ti prendi 8 anni di condanna e poi ti scarcerano il giorno dopo, neanche un’ora dietro le sbarre. Franco Bonisoli, comunista come Barbone, che dopo aver ucciso l’agente Iozzino a via Fani si è avvicinato ai corpi agonizzanti degli altri della scorta di Moro e li ha colpiti alla nuca a terra, s’è preso 4 ergastoli ma da vent’anni è scarcerato e come ogni brigatista assassino è anche venerato dai media oltre che scarrozzato sui palchi di mezz’Italia a tenere discorsi».
Non è finita. «Mambro e Fioravanti che sul groppone hanno 17 omicidi, 9 ergastoli più la condanna passata in giudicato proprio per la strage di Bologna – attacca ancora Adinolfi – diedero un’intervista e dissero “loro al governo, noi all’ergastolo”. Da 25 anni sono fuori di prigione a lavorare per la sinistra, nel 2002 hanno comprato casa e l’hanno intestata alla figlia di un anno per non pagare i risarcimenti». Invece «alla famiglia nel bosco i figli li tolgono e siamo ad agosto, non glieli hanno ridati».





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