«Tutti attendono le elezioni come se fosse una soluzione di tutti i problemi, ma in realtà i problemi in Medio Oriente sono di quelli che richiederanno molto tempo. Abbiamo bisogno di nuovi volti, di nuovi personaggi. Questo lo decideranno gli elettori». Lo ha dichiarato il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ad Assisi per inaugurare la Global House of Friendship and Hope, la Casa Globale dell’amicizia e della speranza.

Pizzaballa, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha parlato delle imminenti elezioni del 27 ottobre in Israele. Si è poi soffermato sulla situazione attuale a Gerusalemme, definita «di grande tensione», anche se «non siamo nel momento della guerra con bombardamenti a tappeto, ma la violenza è un po’ il criterio generale di lettura delle relazioni a Gaza, in Cisgiordania, in Israele, in Palestina».

Qualche segnale di speranza però, ha detto il presule, c’è. «Ci sono tantissime persone che si stanno ancora mettendo in gioco a Gaza, in Cisgiordania e in Israele. Incontro continuamente persone giovani ma anche meno giovani, persone di una certa età, professori, insomma persone che hanno qualcosa da perdere in termini di relazioni, eppure si mettono in gioco per fare qualcosa, per incontrare, per difendere. C’è ancora all’interno di quel mondo gli anticorpi che preservano tutto l’organismo da essere affetto da questo virus della violenza».

Ma a preoccuparlo in questo momento «è che si resti in questa situazione di non guerra e di non pace, in questa situazione ambigua. Dove si parla di soluzioni senza crearle le soluzioni reali. Ecco, tutto questo mi preoccupa perché crea all’interno degli animi delle persone un atteggiamento sempre più cinico di sfiducia che è il pericolo maggiore che vedo in questo momento all’interno della popolazione».

Presso la Casa Globale dell’Amicizia e della Speranza, inaugurata ad Assisi il 7 agosto, «giovani e adulti – viene spiegato – possono scoprire un’esperienza spirituale e un apprezzamento più profondo per la natura e per l’umanità. E tutti possono tornare a casa con una conoscenza più ampia, una maggiore consapevolezza della vita spirituale e una maggiore propensione a tendere la mano agli altri in segno di amicizia».

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