
Vi abbiamo dato conto ieri della decisione a sorpresa di Frederich Merz di rispedire in Italia i migranti che, prima di raggiungere la Germania, erano sbarcati in territorio italiano. «Il funzionamento del sistema di Dublino – avevano dichiarato le autorità tedesche – è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo». Pertanto, Berlino «si aspetta che, a partire da tale data, vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l’Italia e la Grecia». Lo aveva sottolineato un portavoce del ministero degli Interni tedesco rispondendo all’agenzia Ansa a proposito della prospettiva di respingimenti in Italia di migranti che hanno raggiunto la Germania.
Dopo la prima risposta negativa dell’esecutivo Meloni, oggi fonti del Viminale spiegano in punto di diritto perché quei migranti l’Italia non li riprenderà. Infatti il nostro Paese, così come alcuni tra i principali stati europei, tra cui la stessa Germania, considera azzerati tutti i presunti “dublinanti” arrivati in Europa prima della data del 12 giugno 2026, quando è entrato in vigore il nuovo “Patto sulle migrazioni”. Inoltre, è stato spiegato, ad oggi «è ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri Paesi», anche considerando che «è passato ancora poco tempo per poterlo accertare».
In ogni caso, per gli immigrati irregolari arrivati dopo tale data, l’Italia «eccepirà che dovrà necessariamente operarsi una compensazione», tale da considerare i migranti sbarcati sul nostro territorio nazionale ad opera di imbarcazioni di Ong che «battono bandiera di Paesi europei», anzi, nella maggior parte dei casi, sono proprio tedesche.
Col termine “dublinanti” si indicano i richiedenti asilo e i migranti che, registrati e identificati nel primo Paese di arrivo nell’Unione Europea, in molti casi l’Italia, tramite il sistema “Eurodac”, si spostano in un altro Stato membro per chiedere protezione, ma vengono poi rispediti nello Stato di prima registrazione in base al Regolamento di Dublino.
Questo è il motivo per cui Paesi come la Francia impediscono l’ingresso ai migranti anche con metodi violenti, come avviene ancora oggi, per esempio, alla frontiera di Ventimiglia.





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