
Ne avevamo fatto cenno in qualche precedente articolo, ora la nostra intuizione sembra assumere contorni più precisi. Il governo di Giorgia Meloni e la sua ferma posizione sulla questione migranti sta attuando principi che stanno a cuore alla Socialdemocrazia. Non si tratta di respingimenti brutali, come quelli che attuano paesi come la Francia, si tratta di salvare vite umane nel tentativo di stroncare i traffici criminali. Ed anche di fronte alla mossa di Berlino, che invocava il trattato di Dublino per rispedire in Italia i migranti tedeschi, pienamente centrata è stata la risposta di Roma: prima ce li fate arrivare a migliaia con navi Ong battenti per lo più bandiera tedesca, poi quando arrivano in Germania vorreste rimandarli da noi? Vale dunque una sana compensazione.
A rafforzare l’idea di valori socialdemocratici nel nostro governo – quanto meno sulla incandescente questione migranti – è stata l’intesa durante l’incontro ufficiale del 10 agosto fra la premier italiana e la sua omologa danese, Mette Frederiksen, esponente di punta della Socialdemocrazia internazionale.
Le due leader si sono unite in nome della «protezione dell’Europa» ed hanno lanciato un messaggio congiunto: «Condividiamo alcune riflessioni sul futuro dell’Europa, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere».
Nel lungo messaggio le due premier sostengono la necessità di realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. E se qualcuno avesse ancora dubbi, sono le stesse Meloni e Frederiksen a chiarire le ragioni della loro alleanza: «Siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione. Proveniamo da posizioni politiche molto diverse e certamente non siamo d’accordo su tutto. Siamo le uniche due donne a capo di un governo nell’Ue. Una di noi guida un grande Paese del Sud; l’altra, un piccolo Paese del Nord. Ma siamo unite dal nostro desiderio di difendere l’Europa. Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa».
«Nessuno può negare – scrivono, entrando nel vivo – gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. È particolarmente grave quando migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre Nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni».
Da qui la soluzione congiunta. «Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta. Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione».





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