
La Corte Suprema della Federazione Russa ha disposto la cancellazione dalle schede elettorali di tutta la federazione del partito Jabloko, l’unica formazione politica di opposizione legalmente riconosciuta in Russia ad essersi schierata apertamente contro la guerra in Ucraina e a richiedere un immediato cessate il fuoco.
Alle elezioni per il rinnovo della Duma di Stato del prossimo 20 settembre, quindi, i cittadini e le cittadine russe non potranno scegliere alcun parlamentare che sostiene la pace.
Il 7 agosto scorso era stato il partito nazionalista Rodina a portare in tribunale lo schieramento di opposizione e lo aveva fatto benché, solo due settimane prima, la Commissione Elettorale Centrale avesse approvato la formazione di Jabloko, la mela.
I giudici hanno accolto accuse che riguarderebbero violazioni della legge sui finanziamenti esteri e contestazioni sul diritto d’autore per i materiali di propaganda. Fra queste, citazioni di canzoni sovietiche sulla pace e immagini create con l’intelligenza artificiale. Fatto sta che la Corte Suprema russa il 10 agosto, dopo 8 ore di processo, ha emesso il verdetto di esclusione della lista. E che sono stati subito identificati dalla polizia le centinaia di giovani e studenti che distribuivano mele ai passanti avanti al tribunale. Due giorni dopo si sono apprese le motivazioni della sentenza, con enorme cassa di risonanza dai media, tutti filogovernativi: violazione della legge elettorale a causa di post di sostegno pubblicati su social media stranieri, ricezione di fondi dall’estero e possibile violazione del diritto d’autore, per l’uso della canzone sovietica “Che ci sia sempre il sole”.
«Il vero motivo dell’esclusione – hanno protestato gli attivisti del partito – è lo slogan ‘per la pace e la libertà!’ con cui Jabloko si presenta alle elezioni». Anche per questo, l’esclusione di Jabloko dalle elezioni ha generato una forte ondata di reazioni sui canali Telegram della dissidenza e dei media indipendenti russi in esilio. Nei post, l’interpretazione della sentenza è fondamentalmente una: il governo ha avuto paura di un movimento di dissenso che inizialmente era stato tollerato, ma che stava crescendo ed aveva già superato nei sondaggi la soglia del 5%.
Al Cremlino «sanno benissimo che milioni di cittadini russi vogliono porre fine alla guerra in Ucraina oggi e non hanno mai voluto iniziarla», ha scritto il dissidente Vladimir Kara-Murza. «Così come sanno che un partito animato dallo slogan ‘Per la pace e la libertà!’ potrebbe ricevere un numero enorme di voti e, per quanto i risultati vengano falsificati, la società lo percepirà comunque». «E’ evidente – ha incalzato Kara-Murza – che con questa ennesima mossa repressiva, il regime di Putin ha chiuso anche l’ultimo canale legale per esprimere dissenso pacifico nelle urne».
C’è ancora qualcosa di peggio. Secondo Radio Free Europe, la decisione della Corte suprema rifletterebbe «l’ennesima spaccatura interna alle élite del Cremlino tra il blocco dei falchi e dei servizi di sicurezza, intenzionati a schiacciare qualsiasi dissenso pacifico, e la fazione dei tecnocrati che inizialmente voleva usare Jabloko come finzione democratica».
Per Grigory Yavlinsky, fondatore del partito pacifista, «non è in gioco il destino di Jabloko, è in gioco il destino della Russia, perché quando un partito viene rimosso dalla scheda elettorale senza reali motivi, il sistema politico si sta smascherando da solo. Questa decisione dice dell’importanza della nostra piattaforma politica molto più di qualsiasi risultato elettorale ufficiale».
Il leader di Jabloko Nikolai Rybakov (nella foto in alto con Putin), ha annunciato che presenterà ricorso contro la sentenza: ci sono 5 giorni di tempo dal 10 agosto per farlo. Rybakov in un video del 12 agosto, rivolgendosi ai sostenitori del partito, ha invitato a non disperare e non perdere la speranza: «Siamo con voi, perché il vero obiettivo del governo è che perdiate la fiducia e la speranza. Questo non accadrà; è impossibile. Dobbiamo continuare a lottare per la pace! Lottare affinché il popolo russo possa vivere senza paura».





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