Qualche giorno fa vi avevamo dato conto in un articolo della cancellazione dalle liste per la Duma dell’unico partito pacifista esistente in Russia: Jabloko. Ma evidentemente questa sola epurazione non bastava allo Zar per tenere fuori dai giochi elettorali Nikolai Rybakov, leader e fondatore del partito, che incarna il sentiment più diffuso nella popolazione: fermare subito la guerra con l’Ucraina e il massacro dei giovani e giovanissimi soldati russi mandati al macello senza alcuna preparazione.

No, non bastava. E così oggi arriva la notizia che il vicepresidente di Yabloko, Lev Schlosberg (nella foto) è stato condannato a 11 anni e un mese di carcere. Secondo il Tribunale di Pskov, l’attivista sarebbe colpevole di “diffamazione” dell’esercito e di aver diffuso informazioni false sui militari.

L’accusa è stata mossa a partire dalla condivisione di Schlosberg, sul suo canale Telegram, di un articolo del 2022 di Ekho Moskvy con la copertina del Daily Mirror. Oltre alla registrazione di un dibattito in cui sosteneva la necessità di porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Schlosberg, 63 anni, è uno dei pochissimi oppositori del Cremlino rimasti in Russia dopo che il governo ha avviato una dura repressione del dissenso in seguito all’attacco all’Ucraina del 2022.

Ma il pugno di ferro continua. Quando la scorsa settimana Yabloko, unico partito russo contrario alla guerra in Ucraina ancora attivo nel Paese, è stato escluso dalle elezioni legislative di settembre, nella folla radunatasi a Mosca per sostenere il partito, sessanta persone sono state arrestate.

Due leader di Yabloko, Nikolay Rybakov e Grigory Yavlinsky, hanno definito la condanna di Schlosberg «la tragedia della disgregazione della moderna giustizia russa» ed hanno annunciato battaglia legale.

In loro soccorso è scesa l’organizzazione per i diritti umani Amnesty International, secondo cui «il procedimento giudiziario e la condanna arbitrari di Shlosberg rappresentano palesi ritorsioni per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione invocando la pace».

Schlosberg, storico oppositore del Cremlino, denuncia le azioni di Mosca in Ucraina fin dal 2014, anno in cui la Russia annesse la penisola di Crimea e sostenne i ribelli filorussi nell’Ucraina orientale. La Russia ha criminalizzato le critiche all’offensiva in Ucraina, introducendo leggi che puniscono lo “screditamento” dell’esercito e la diffusione di “informazioni false” al riguardo, con pene detentive fino a 15 anni.

In questo clima di tensione, la Corte Suprema russa ha anche respinto il ricorso presentato dagli avvocati del partito pacifista contro la decisione di escludere la lista dalle elezioni federali della Duma di Stato.

Infine, secondo un copione tristemente collaudato, durante l’udienza d’appello di Yabloko di oggi la polizia ha fermato una ottantina di persone fuori dal palazzo della Corte Suprema.

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