Dopo la sentenza della Corte Costituzionale relativa alla Legge sul conflitto d’interessi, il presidente dell’Unione Salva la Romania (USR) e sindaco di Timișoara, Dominic Fritz (nella foto), ha dichiarato che «invece di fermare un brutale abuso di potere, la maggioranza del PSD (Partito Socialdemocratico) alla Corte Costituzionale lo ha semplicemente legittimato».

Questa legge, varata dalla Camera a fine luglio, impone ai funzionari pubblici della Romania l’obbligo di dichiarare i propri beni, ma introduce anche una dichiarazione pubblica sugli interessi finanziari.  

La Corte costituzionale (CCR) ha dichiarato costituzionale un emendamento introdotto dal PSD e dall’AUR, in base al quale i funzionari eletti ritenuti incompatibili o in conflitto di interessi perdono la carica. Con voto a maggioranza, il CCR ha confermato la disposizione che prevede la cessazione automatica della carica pubblica 30 giorni dopo l’entrata in vigore della legge.

Fritz  avverte che se il presidente promulgherà questa Legge, il suo mandato da sindaco terminerà entro 30 giorni, definendo questa una sanzione retroattiva per azioni avvenute prima dell’entrata in vigore della legge.

«La necessità della mafia privilegiata di sbarazzarsi di me li spinge ad agire disperatamente per demolire le fondamenta della democrazia», ha protestato. L’articolo 15 della Costituzione, secondo cui la legge vale solo per il futuro, «oggi è stato sospeso per me, ma da domani – ha rincarato la dose il sindaco in un post su Facebook – potrebbe essere sospeso per chiunque. Da oggi, qualsiasi maggioranza parlamentare può inventare punizioni per il passato, su misura per un avversario politico, e la Corte Costituzionale, controllata politicamente, le avallerà senza riserve».

Fritz ha anche affermato che la decisione mina la fiducia degli investitori: «Sarà più difficile spiegare perché dovrebbero creare posti di lavoro qui se l’intero Stato è alla mercé di un partito corrotto».

Ha respinto l’idea di un “PSD pulito e filo-europeo”, sostenendo che il partito mira al potere assoluto e controlla istituzioni come l’Agenzia Nazionale per l’Integrità, parte della magistratura, i media e persino la Corte Costituzionale.

«Ciò che il PSD non può controllare sono i milioni di onesti rumeni. Il mio percorso – annuncia – continua presso la Corte europea dei diritti dell’uomo: non lotterò per me stesso, ma per il libero voto dei cittadini di Timișoara».

Va ricordato che il PSD (Partidul Social Democrat), Partito Socialdemocratico della Romania, forza politica di centro-sinistra, è uno dei partiti più grandi e influenti del paese, nonché membro del Partito del Socialismo Europeo.  

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