
Nei cinque anni che vanno dal 2017 al 2022 sono rientrati in Italia circa 17 mila migranti, rispediti nel nostro Paese, loro primo approdo, sulla base del Trattato di Dublino. Da fine 2022 a dicembre 2025, Governo Meloni, la scena cambia. Benché all’Italia siano arrivate circa 80mila richieste di presa in carico dei cosiddetti “dublinanti”, tutti i trasferimenti sono stati fermati dalla circolare con cui il ministro Matteo Piantedosi aveva chiuso ai rientri.
A pesare ora però è il nuovo Patto varato a giugno, secondo cui i partner possono tornare a chiedere all’Italia di riprendere in carico chi aveva fatto rotta da noi per poi spostarsi verso il resto d’Europa. Una platea che, stando ai dati di Eurostat, supererebbe le 24mila persone. Di cui, finora, ne sono rientrate appena 85.
La Convenzione di Dublino era stata sottoscritta per la prima volta nel 1990, Governo Andreotti, quando i numeri degli sbarchi erano di gran lunga inferiori rispetto alle masse di oggi. Nel 2003 la Convenzione è stata sostituita dal Regolamento Dublino II poi, nel 2023, dal Dublino III, applicato dal 2014, che non aveva cambiato lo stato delle cose.
Ma dal giugno 2026 per le nuove domande si applica il nuovo Regolamento Europeo per la gestione dell’asilo e della migrazione che prevede, per le domande registrate prima del 12 giugno, la validità di Dublino III ai fini dell’individuazione dello Stato responsabile.
Da qui è scattata la corsa di numerosi Paesi europei al tentativo di rispedire in Italia decine di migliaia di migranti ormai stabilmente organizzatisi negli Stati di secondo approdo, ma arrivati in Italia per la prima volta attraverso gli sbarchi a Lampedusa. Prima la Germania, poi la Svizzera e l’Austria, adesso la Finlandia e la Svezia chiedono ora all’Italia di “riprendersi” quei migranti.
L’Italia – come vi abbiamo dato conto in un precedente articolo – ha già risposto alla Germania, eccependo che la maggior parte dei richiedenti asilo erano sbarcati sulle coste siciliane attraverso navi battenti bandiera tedesca. Inoltre nel 2025, secondo i dati Eurostat riportati nei giorni scorsi, l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di ripresa in carico, risultando il Paese Ue più sollecitato, mentre proprio Berlino è stata quella che ha presentato il maggior numero di richieste in uscita.
Da qui la ferma risposta del governo italiano: Roma non intende più accettare che la gestione dei movimenti secondari ricada automaticamente sui Paesi di frontiera. Il nuovo Patto europeo su immigrazione e asilo cambierà procedure e tempi, ma per l’Italia il principio politico resta lo stesso: la solidarietà europea non può funzionare soltanto quando si tratta di rispedire i migranti verso Sud.
«L’Europa in ginocchio – tuona il direttore del Giornale, Tommaso Cerno – si rende conto che sull’immigrazione l’Italia ha ragione. E ora rispolverano il Trattato di Dublino, la preistoria dell’Ue, dimostrando che siamo stati l’hub di Germania, Francia e Nord Europa. Ma allora ci permettano di chiuderli i confini. O raccontano una grande bugia ai cittadini».





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