
Dagli annunci ai fatti, dalle promesse all’attuazione pratica di riforme in grado di imprimere forza e competitività all’Unione Europea. Non farebbe una piega, il lungo discorso di Roberta Metsola al Meeting di Rimini, se non fosse che i numeri mettono a nudo le fragilità delle politiche assunte in questi anni dall’Unione e le conseguenze per cittadini di imprese. Come confermano i dati Eurostat appena arrivati.
Nel secondo trimestre del 2026 l’Unione europea ha importato beni per 701,8 miliardi di euro dai Paesi extra-UE, mentre le esportazioni hanno raggiunto quota 680 miliardi. Il risultato è un deficit commerciale di 21,8 miliardi di euro, il primo registrato dall’UE dal secondo trimestre del 2023. A pesare sui conti europei è soprattutto l’energia: il disavanzo nel settore è passato da 71,3 miliardi di euro nel primo trimestre a 101,1 miliardi nel secondo. Sono aumentati anche i deficit per materie prime e altri prodotti manifatturieri, mentre si è ridotto il surplus di macchinari e veicoli.
La Cina si conferma il principale fornitore dell’UE. Nel secondo trimestre Pechino ha rappresentato il 21,9 per cento delle importazioni europee, per un valore di 153,6 miliardi di euro. Seguono gli Stati Uniti con 98,7 miliardi (14,1 per cento), il Regno Unito con 43,4 miliardi (6,2 per cento), la Svizzera con 36,9 miliardi (5,3 per cento) e la Turchia con 25,5 miliardi (3,6 per cento). Rispetto allo stesso periodo del 2025, l’UE ha aumentato le importazioni dagli Stati Uniti (+11,5 per cento), dal Regno Unito (+8,8 per cento), dalla Cina (+7,9 per cento) e dalla Svizzera (+2,1 per cento). In lieve calo invece gli acquisti dalla Turchia, scesi dello 0,6 per cento.
Sul fronte delle esportazioni, gli Stati Uniti restano il principale mercato di sbocco per i prodotti europei. Nel secondo trimestre l’UE ha esportato verso gli Usa beni per 127,7 miliardi di euro, pari al 18,8 per cento del totale. Seguono il Regno Unito con 92,7 miliardi (13,6 per cento), la Svizzera con 60,5 miliardi (8,9 per cento), la Cina con 50,3 miliardi (7,4 per cento) e la Turchia con 27,3 miliardi (4 per cento).
Nel confronto annuale, spicca soprattutto la crescita delle esportazioni verso la Svizzera, aumentate del 16,1 per cento. In aumento anche quelle verso il Regno Unito (+5,6 per cento) e la Cina (+2,8 per cento). Al contrario, le esportazioni europee verso gli Stati Uniti sono diminuite del 5,6 per cento, mentre quelle verso la Turchia hanno registrato un calo del 4,9 per cento.





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