
Gli ultimi sondaggi parlano di un testa a testa, fra coloro che vogliono la ripresa dei negoziati per l’ingresso in UE e quelli che preferiscono restarne fuori. Ma fino alle precedenti rilevazioni il fronte del sì era dato in maggioranza, un consenso che, pare, si stia ora erodendo.
Stiamo parlando dell’Islanda, Paese al centro dell’attenzione internazionale proprio in queste ore decisive del referendum popolare per l’adesione, o meno, all’Unione Europea, che si tiene oggi, sabato 29 agosto.
Maskína, società di ricerche di mercato, afferma che la sua rilevazione sulle intenzioni di voto assegna al fronte del “sì” il 51,3% e al “no” il 48,7%. Ma a giugno, in una precedente rilevazione commissionata dal media islandese Vísir, Maskína stimava un vantaggio del “sì” di 6,2 punti percentuali, sceso a 4,4 punti all’inizio di agosto. Nella stessa indagine è stato chiesto agli elettori se fossero preoccupati per la sovranità dell’Islanda in caso di adesione all’UE. Il 40% ha risposto di essere preoccupato, mentre il 47% ha dichiarato di avere poche o nessuna preoccupazione.
Gran parte della campagna si è concentrata sulle questioni economiche, in particolare pesca e agricoltura, gli stessi nodi che avevano bloccato il processo di adesione nel 2015. Ma alcune circostanze, che hanno fatto crescere il fronte del “no” nelle ultime settimane, meritano qualche riflessione. Una su tutte: il prezzo della benzina. I comparatori presenti sul web e consultabili da qualsiasi telefono cellulare, confermano che il prezzo della benzina oggi in Islanda è di 1, 56 euro al litro, il gasolio è a quota 1,77. Siamo lontanissimi, come si vede, dalle quotazioni alle stelle di paesi fondatori dell’Unione Europea come l’Italia (2,2 al litro la super), Germania (2,245 euro al litro), Francia (2,063). Oltre ad essere tra i ”padri” dell’Unione Europea, questi paesi sono quelli che dal 2022 ad oggi hanno destinato grosse fette del loro bilancio nazionale alla difesa dell’Ucraina: scelta sacrosanta, ma che ha di fatto privato i cittadini di risorse essenziali, ad esempio per calmierare i prezzi dei consumi alimentari, arrivati alle stelle con speculazioni sulle crisi belliche e situazioni come la chiusura di Hormuz.
Chiunque, in ogni parte del mondo, può in pochi secondi dal proprio telefono cellulare accedere alle comparazioni sui prezzi dei carburanti. E qualcuno crede davvero che questo indicatore possa non pesare sulle valutazioni degli islandesi nel referendum di oggi? Staremo a vedere.





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