
Torna quasi ogni giorno al centro della scena politica l’ex generale Roberto Vannacci che, con l’ascesa nei sondaggi di Futuro Nazionale, sta scompigliando le carte della prossima competizione elettorale, specie nel centrodestra. Il Financial Times, sempre più interessato alla politica italiana, lo ha definito il “Cavallo di Troia” della sinistra, alludendo alle presunte manovre di Matteo Renzi per sparigliare il campo dell’attuale maggioranza e portare il campo largo alla vittoria. A tutto vantaggio, evidentemente, di Mosca, che non sarebbe rimasta certo a guardare la vittoria di un esecutivo che fin dal primo giorno ha combattuto l’aggressione dell’Ucraina, proprio mentre partiti di opposizione, come PD e Avs, mostravano il guanto di velluto.
«Il Financial Times può scrivere quello che vuole – ha replicato il ministro degli Esteri Antonio Tajani – bisogna sempre poi provare quello che si dice. Mi auguro che questo sia assolutamente falso». Ciò non toglie, ha aggiunto il titolare della Farnesina, non è affatto escluso che possano essere già in atto interferenze russe sul voto italiano. E cita «il tentativo che è emerso durante il referendum in Spagna sulla questione della Catalogna: c’è stata sempre un’azione russa per cercare, attraverso fake news e immagini non rispondenti alla verità, di condizionare la volontà dei cittadini». Uno schema che, secondo il ministro, potrebbe ripresentarsi: «Non è escluso che usino tutti gli strumenti per indebolire la posizione dell’Unione europea».
Resta il fatto che la metafora utilizzata dal quotidiano britannico rilancia uno scenario già delineato nei mesi scorsi da diverse analisi internazionali, che hanno messo in evidenza le posizioni filo-russe del generale ed eurodeputato: dal passato come addetto militare a Mosca all’apertura, dichiarata dallo stesso Vannacci, verso finanziamenti esteri “purché legali”, fino alle proposte del suo partito su stop al sostegno all’Ucraina e ripresa dell’acquisto di petrolio russo.
«Non mi meraviglierei – osserva Renato d’Andria – se venisse dimostrata l’influenza diretta di Matteo Renzi nell’acesa di Futuro Nazionale, specie perché non sarebbe la prima volta. Con una formazione politica del 2 per cento o poco più, il senatore fiorentino era già riuscito a modificare il corso della politica italiana dell’era post Covid, sostituendo Mario Draghi all’allora premier Giuseppe Conte. Quella volta – conclude d’Andria – fu una scelta giusta e condivisibile, ma nel contesto attuale sarebbe una sciagura una vittoria di un campo largo tanto frammentato e confuso, incapace di guidare in Paese in una drammatica contingenza internazionale come quella che stiamo vivendo».





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