
E’ stato prosciolto nei giorni scorsi Yorgen Fenech, il magnate maltese che era sotto accusa come mandante dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista diventata simbolo di coraggio e indipendenza. Le sue inchieste sulla corruzione e sull’evasione fiscale internazionale sull’isola assunsero rilevanza internazionale attraverso i Panama Papers, documenti riservati pubblicati in una serie di inchieste giornalistiche che rivelarono una rete internazionale di società offshore in diversi paradisi fiscali e i relativi beneficiari. Daphne era stata la prima a rivelare il coinvolgimento di alcuni importanti membri del governo dell’allora primo ministro Joseph Muscat il quale, a seguito di quelle inchieste, fu costretto a dimettersi.
Caruana Galizia venne uccisa il 16 ottobre del 2017 con una bomba, esplosa non appena salì a bordo della sua auto. Tra 2022 e 2025 erano stati identificati ed arrestati gli esecutori materiali del delitto. Restava da scoprire il mandante. Fenech era imputato per concorso in omicidio e per associazione a delinquere allo scopo di compiere un omicidio. A rafforzare le accuse contro di lui era stato Melvin Theuma, un tassista arrestato nel 2019 che cominciò a collaborare con la magistratura maltese. Theuma dichiarò di essere stato il tramite tra gli assassini e Fenech, il quale però si era sempre proclamato innocente. Come detto, nei giorni scorsi è stato giudicato non colpevole e scagionato da entrambe le accuse. Solo un giurato su 9 ha votato a favore della condanna, dopo una deliberazione durata otto ore.
«A quasi nove anni dall’uccisione di una giornalista per il suo lavoro – osservano sconsolati i militanti di Chance, la rete europea di Libera – restano ancora irrisolte questioni fondamentali di responsabilità. Le conclusioni dell’inchiesta pubblica indipendente di Malta, compresa quella secondo cui lo Stato ha creato una cultura dell’impunità che ha reso possibile l’assassinio, non hanno ancora trovato una risposta adeguata».
Resta così ancora una volta a volto coperto il mandante dell’omicidio di una giornalista caduta nell’adempimento del suo lavoro. Lo stesso oblio è caduto da tempo sul brutale omicidio di Anna Politkovskaja, la giornalista della testata indipendente russa Novaja Gazeta, famosa per le sue coraggiose inchieste sulle violazioni dei diritti umani e sulla brutale seconda guerra in Cecenia. Il 7 ottobre del 2006, mentre tornava a casa dalla spesa, Anna è stata uccisa in ascensore con alcuni colpi di pistola alla testa. Anna stava lavorando a un reportage sulle torture e sugli abusi commessi dalle forze di sicurezza in Cecenia.
Il mandante del suo assassinio non è stato mai identificato.





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