
Notte di paura nell’area del Campi Flegrei, in particolare a Pozzuoli e a Bacoli, dopo le scosse di terremoto di magnitudo 3.9, poi 4.5 di ieri sera. Quest’ultima è stata la più forte da quarant’anni, cioè da quando nel 1984 il suolo cominciò a sollevarsi, forse come conseguenza del violento sisma del 1980 (che però non era di natura vulcanica bensì tettonica, come quelli che purtroppo periodicamente colpiscono regioni appenniniche, vedi L’Aquila o Amatrice).
Un anno fa, a giugno 2023, quando i fenomeni bradisismici sono ripresi nell’area con periodicità costante, generando paura, disagi ed ansia per gli edifici, qualcuno aveva ricordato quella possibile, probabile causa dei terremoti nell’area flegrea di cui oggi quasi nessuno parla più: le trivellazioni disposte nella polveriera della Solfatara, sempre pronta ad esplodere o a sollevarsi, per la ricerca dell’energia geotermica.
«Come Fondazione Salvemini – osserva Renato d’Andria – già al tempo in cui furono intraprese le trivellazioni, fra 2019 e 2020, avevamo lanciato l’allarme sulla base di studi dei geologi che stavano monitorando la situazione. Ci sembrava folle andare a stimolare una caldera in piena ebollizione, come il vulcano attivo della Solfatara, con fumarole ben visibili anche in tutta la zona di Agnano, che testimoniano la quantità di gas e magma sempre in procinto di esplodere, generando terremoti». Basti ricordare il sisma che nel 2021 aveva colpito la città di Strasburgo, in Francia, a seguito delle trivellazioni per la ricerca dell’energia geotermica. Che dopo quel violento sisma furono interrotte, bloccate per sempre.
Quell’allarme lanciato dalla “Salvemini” faceva eco all’altolà di esperti come Giuseppe Mastrolorenzo, geologo dell’Osservatorio Vesuviano: «Un anno dopo l’esplosione di un geyser (avvenuta nel 2020, ndr) si torna a parlare del progetto Geogrid e delle trivellazioni nei campi flegrei. Questa prospettiva va rigettata dal mondo scientifico perché non sappiamo cosa potrebbe accadere, le conseguenze potrebbero essere gravissime, potrebbero verificarsi esplosioni». «Dovrebbe prevalere – aggiungeva Mastrolorenzo – il principio di precauzione, perché siamo di fronte a un sistema complesso, la cui reazione ad una nostra azione potrebbe non essere commisurata. Potenzialmente, una trivellazione in profondità potrebbe provocare esplosioni, nuove bocche eruttive, un aumento dei fenomeni bradisismici. Potrebbe addirittura cambiare l’intero sistema, rendendo nulli i dati raccolti per decenni sui campi flegrei, fondamentali per tutta l’attività di prevenzione».





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