
«Il riformismo di Giacomo Matteotti, intransigente nei principi di pace e libertà e democrazia, giustizia sociale e il suo metodo riformista, cioè di graduale capacità di miglioramento delle condizioni di vita e potere delle classi lavoratrici, era la posizione più giusta in quel momento. E non fu a caso che il fascismo lo colpì vedendo in lui il suo avversario più pericoloso». Ma proprio «col suo sacrificio Matteotti rappresentò la delegittimazione del regime fascista sia a livello nazionale che internazionale e rappresentò il valore dei suoi ideali socialisti, un’idea che non è morta con lui».
«La Fondazione Salvemini – dichiara il suo presidente Renato d’Andria – si unisce alle solenni parole pronunciate dinanzi alla Stele in ricordo di Matteotti da Valdo Spini, presidente della Fondazione Rosselli, che ieri, nel centenario della morte, ha ricordato Giacomo Matteotti nel corso di una cerimonia a Roma».
Il 30 maggio del 2024 Matteotti pronunciò alla Camera il suo ultimo discorso, quello che gli fu fatale e che concluse con un infausto presagio. «Nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà – disse in riferimento a brogli e violenze che avevano segnato le elezioni di aprile – nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso». Al termine, dopo aver chiesto il disconoscimento del risultato elettorale, rivolgendosi ai suoi compagni di partito concluse: «io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».
E così fu. Il 10 giugno del 1924 Matteotti fu rapito e assassinato da una squadra fascista al comando di Amerigo Dumini. a Riano. I funerali si svolsero tre giorni più tardi, il 19 agosto.
Fu quello l’inizio del ventennio più buio per la storia d’Italia. Il 3 gennaio del 1925, in un discorso alla Camera dei deputati, Benito Mussolini dichiarò pubblicamente la “responsabilità politica, morale e storica” del clima che aveva portato all’assassinio di Matteotti. Nel giro di due anni furono approvate le leggi fascistissime e fu dichiarata la decadenza dei deputati che avevano partecipato alla secessione dell’Aventino per protestare contro il delitto Matteotti.
Giornalista, segretario e deputato del Partito Socialista Unitario, Giacomo Matteotti era nato Fratta Polesine, dove è sepolto. Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita nel 1907 presso l’Università di Bologna, iniziò a militare nei movimenti socialisti, dei quali divenne presto una figura di primo piano. Nel 1919 fu eletto, per la prima volta, in Parlamento, venendo poi rieletto nel 1921 e nel 1924.





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