
Come vi avevamo raccontato in un precedente articolo, nei giorni scorsi la Commissione europea ha annunciato l’avvio di sette procedure d’infrazione ad altrettanti Paesi Ue che hanno sforato il limite del deficit previsto dal Patto di stabilità. C’è anche l’Italia, che dovrà impegnarsi in tagli al bilancio per almeno 10 miliardi di euro all’anno. Il debito pubblico della Spagna è calato progressivamente e continuerà a farlo almeno fino al 2025, secondo le stime di Bruxelles. In Italia, invece, è tornato a salire e nel 2025 potrebbe arrivare al 141,7%.
E’ andata molto meglio, invece, alla Spagna, non inserita da Bruxelles nella “lista nera” benché Madrid nel 2023 abbia infranto il famoso tetto del 3% del Pil. La differenza con l’Italia sta nel fatto che le misure messe in campo dal governo del socialista Pedro Sanchez, secondo la stima degli esperti della Commissione, metteranno in ordine i conti spagnoli già a partire da quest’anno. Al contrario di quanto sta facendo il governo di Giorgia Meloni.
Il deficit di Madrid infatti, secondo le previsioni economiche di Bruxelles, potrebbe scendere al 3% nel 2024 e al 2,8% nel 2025. Ricordiamo che nel 2020, l’anno della pandemia, il rapporto tra spesa pubblica e Pil era del 10,1%, simile a quello dell’Italia (9,4%). Da allora, e fino all’anno scorso, il Patto di stabilità è stato sospeso. «Ma mentre il governo spagnolo ha progressivamente ridotto il deficit per rientrare nei parametri Ue in vista del ritorno dei vincoli fiscali – analizza Dario Prestigiacomo su Europa Today – l’Italia ha preferito allargare i cordoni della borsa il più a lungo possibile: nel 2023 il deficit è stato del 7,4% (contro il 3,7 della Spagna). Quest’anno, in base alle misure del governo, sarà del 4,4%. E, stando alle stime della Commissione, potrebbe persino salire nel 2025, arrivando al 4,5%».
Va evidenziato che Roma e Madrid sono i due massimi beneficiari del PNRR. Ma gli investimenti e le riforme ad essi connesse al momento sembrano premiare l’economia iberica, assai più di quella nostrana. Nel 2023 il Pil dell’Italia è cresciuto dello 0,9%, quello della Spagna del 2,5%. E «per i prossimi due anni – prosegue Prestigiacomo – la crescita del nostro Paese dovrebbe restare intorno all’1%, afferma Bruxelles, quella di Madrid dovrebbe viaggiare a velocità doppia, intorno al 2%. L’anno scorso, l’occupazione spagnola è aumentata del 3,2%, mentre da noi si è fermata all’1,8%».
Spagna batte Italia anche sul fronte dei salari. Sanchez ha aumentato il salario minimo del 47% rispetto al 2018, ottenendo un effetto positivo soprattutto sugli stipendi più bassi. Secondo l’Ocse, nel 2023 i salari reali (ossia al netto dell’inflazione) degli spagnoli erano aumentati in media dell’1,5% rispetto all’anno precedente. In Italia si sono contratti del 2%.





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