
«Lo avevamo detto nei giorni scorsi e i risultati del voto di ieri lo confermano: noi italiano abbiamo molto da imparare dalla Francia». Così il presidente della Fondazione Salvemini, Renato d’Andria, all’indomani del voto francese che ha ribaltato il risultato del primo turno. E spiega: «cominciamo dalla partecipazione al voto, un 66,7% che per l’Italia è ormai un miraggio. Ma anche la forza, il coraggio che hanno avuto i francesi di esprimere democraticamente con il loro voto qual è il governo che vogliono, ribaltando i risultati del primo turno. Altro che rassegnato assenteismo, come sempre più frequentemente sta avvenendo da noi ad ogni nuova tornata elettorale…».
Ora a Parigi si apre il rebus delle maggioranze, con il Nuovo Fronte Popolare che avrà, secondo le ultime proiezioni, fra 182 e 193 seggi, Ensemble dovrebbe averne fra 157 e 163, mentre al Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella ne saranno assegnati un numero compreso fra 136 e 144.
Ha vinto, insomma, il “tutti contro uno”. Anche se, come ha affermato Maurizio Lupi, non è facendo alleanze “contro” che poi si riesce a governare un Paese.
Deluso Bardella, che comunque porta a casa un risultato più che soddisfacente: «Il Rassemblement National raggiunge il risultato più importante di tutta la sua storia, con un numero di deputati molto più alto di quello precedentemente conquistato». «La nostra vittoria è solo rimandata», ha commentato a caldo Le Pen, che ha poi aggiunto: «Ho troppa esperienza per essere delusa da un risultato in cui raddoppieremo il nostro numero di parlamentari».
E mentre la sinistra italiana esulta, con Schlein che dichiara a gran voce “la destra si può battere!”, in Francia si cominciano a fare i conti con l’effetto Melenchon, il leader della sinistra che quasi nessuno nel Nuovo Fronte Popolare, a cominciare dal presidente Macron, vorrebbe avere come alleato di governo. Staremo a vedere.





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