
Durissimo con l’Italia Country Report 2024 sullo stato di diritto della Commissione Europea: sei nuove raccomandazioni , un fronte della libertà dei media definito “urgente”, ma anche i dubbi sulla riforma del premierato e il perdurare di croniche criticità nel campo della giustizia. 46 pagine in cui l’UE accende riflettori critici “sulle diverse sfide che i giornalisti italiani devono affrontare nell’esercizio della loro professione” e sulla “garanzia di indipendenza e di finanziamenti adeguati” che devono caratterizzare il servizio pubblico.
Sappiamo che questo report non comporta alcuna conseguenza concreta per l’Italia. Ma è chiaro che tante ombre sul nostro Paese arrivano in un momento in cui l’esecutivo italiano è stato già penalizzato dalle scelte della rinnovata maggioranza Ursula, mentre cresce il pressing di Bruxelles su Giorgia Meloni per il recepimento del Media Freedom Act, il cui termine per i Paesi membri è l’8 agosto del 2025.
Nel mirino del report c’è principalmente, come al solito, l’Ungheria di Viktor Orban: le accuse riguardano le sue “promesse infrante” sulla democrazia, la libertà di stampa e i diritti umani. Quella che emerge è l’immagine di un Paese sempre più isolato dal resto del continente e davanti al quale la Commissione europea di Ursula von der Leyen continua a tenere viva la minaccia di sfoderare l’arma letale dell’articolo 7, togliendo i diritti di voto al governo magiaro.
Non solo il governo ungherese, presidente di turno del Consiglio, nonché capofila dei nuovi Patrioti all’Europarlamento, non ha fatto “alcun progresso” sulle carenze del passato, ma l’elenco delle raccomandazioni dell’Ue è salito a otto. Un “record assoluto”, come ha detto la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourova, responsabile insieme al collega Didier Reynders della stesura del documento.
Male anche per la Slovacchia, mentre nel resto d’Europa si registrano “progressi significativi” Soprattutto da parte di Varsavia, “figliol prodiga” degli europeisti grazie alla nuova guida di Donald Tusk, che ha presola guida dei Conservatori Ue.
Nel resto del continente a preoccupare seriamente la squadra di von der Leyen – che ha messo lo stato di diritto al centro dell’agenda politica del suo nuovo corso – è soltanto Bratislava, destinataria di sette raccomandazioni, appena una in meno di Budapest. Negli altri Venticinque l’impegno a tutelare la democrazia, la libertà di stampa e i diritti umani – messo sempre più a dura prova dall’ascesa dei gruppi di estrema destra “nemici dell’Ue e amici di Putin” biasimati dalla leader tedesca – viene invece giudicato positivamente: quasi il 68% delle raccomandazioni formulate lo scorso anno sono state attuate del tutto o in parte.
Nel sud del continente ad impensierire Bruxelles sono l’Italia e la Spagna, protagonista della legge di amnistia per gli indipendentisti catalani. Sia con Roma che con Madrid, però, la Commissione europea assicura di essere “pronta a dialogare”.





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