GIOCHI OLIMPICI / L’ATTACCO SFRONTATO AI VALORI DEL CRISTIANESIMO

«Thomas Jolly è all’avanguardia della giovane, creativa e ambiziosa scena artistica francese. I suoi spettacoli straordinari sono la prova che sa come infrangere i codici della sua arte per portarla al livello successivo». Con queste parole nel 2022 il presidente del Comitato Organizzatore Olimpico e Paralimpico di Parigi 2024, Tony Estanguet, annunciava la nomina di Thomas Joly a direttore artistico della cerimonia di apertura e chiusura dei Giochi Olimpici 2024.
Oggi Joly è finito nell’occhio del ciclone in mezzo mondo per l’installazione blasfema di un’ultima cena popolata di transessuali e drag queen, esibita durante la cerimonia di apertura. Evidentemente, più che “infrangere i codici della sua arte”, come affermava Estanguet, forse Jolly ha voluto infrangere quel codice morale non scritto che chiede rispetto per qualsiasi forma di credo e religiosità.
L’offesa aperta ai milioni di cristiani nel mondo non ha mancato di suscitare aspre reazioni. Prima fra tutti la Conferenza episcopale francese: «Deploriamo profondamente – si legge in una nota ufficiale dei vescovi – le scene di derisione e di scherno sul cristianesimo. Pensiamo a tutti i cristiani di tutti i continenti che si sono sentiti feriti per gli eccessi e la provocazione di alcune scene. Auspichiamo che capiscano come la festa olimpica vada molto al di là dei partiti presi ideologici di qualche artista».
«La sinistra non oserebbe tentare in Francia di far arrabbiare l’Islam, ma si fa apertamente beffe dell’Ultima Cena con una parodia malata di drag queen alle Olimpiadi», è stato il commento su X postato e condiviso da migliaia di persone.
La mente va allora a quel grave, deprecabile attentato del 7 gennaio 2015 al periodico satirico francese Charlie Hebdo, quando un commando di due uomini armati con fucili d’assalto fece irruzione alla sede del giornale uccidendo dodici persone. Pochi istanti prima dell’attacco il settimanale satirico, che già in passato aveva preso a bersaglio Maometto, aveva pubblicato sul proprio profilo Twitter una vignetta su un leader dello Stato islamico.
Se quindi in Francia l’Islam “non si tocca”, sul Cristianesimo si può sparare a zero senza conseguenze. Questo deve aver pensato il quarantaduenne Joly, sul cui passato artistico, da tanti magnificato, ci permettiamo di esprimere qualche personale riserva.
Definire la scena dell’ultima cena “gender” «la rappresentazione del diritto di amarci come vogliamo», secondo la giustificazione fornita alla stampa dal regista, ci pare aggiungere qualcosa di più e di peggio alle sovversive manifestazioni del suo modo di intendere l’arte e, probabilmente, anche la vita.
Per noi cristiani la tolleranza e la non violenza sono principi fondanti. Ma non ci pare questo un motivo per metterli alla berlina sotto gli occhi del mondo, col solo scopo di proclamare le proprie preferenze sessuali, su cui beninteso nessuno ha nulla da obiettare, purché non vengano imposte come un modello per l’umanità intera.
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini





Rispondi