«Si avvierà il processo Costituente che sarà rivoluzionario, mai una forza politica o un partito si è messo in discussione in questo modo, coraggiosamente. Daremo la parola a tutti gli iscritti e ai simpatizzanti per elaborare nuove soluzioni e nuovi obiettivi strategici ai quali il Movimento si dedicherà negli anni a venire. Saranno gli stessi e simpatizzanti a suggerire proposte e soluzioni, le discuteranno e le porteranno nell’assemblea finale». Dopo l’aspro confronto con il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, ora è Giuseppe Conte a tenere palla. Lo ha fatto ieri al termine del Consiglio nazionale nella sede di Via di Campo Marzio, a Roma.

I due non si erano più visti dal confronto avuto dopo il tonfo europeo, quando il garante era sceso a Roma e l’ex premier gli aveva accennato l’intenzione di lavorare a un’assemblea costituente. Poi è arrivato lo scambio di lettere con il fondatore, che in buona sostanza ha chiesto di passare da lui prima di lavorare all’assemblea e ha rivendicato, in quanto «custode dei valori del Movimento», una sorta di diritto di veto sui temi da proporre all’eventuale voto degli iscritti (il che molto spesso significa orientarne anche l’esito)».

E’ accaduto invece che la lettera di Beppe Grillo a Conte, piuttosto che frenare il processo di rinnovamento del M5s, l’ha accelerato. Anzi, ha offerto all’ex premier l’occasione per dimostrare alla sua comunità di essere un leader di rottura, allergico alla logica dei caminetti e deciso a difendere il principio della democrazia diretta, chiave di volta del successo elettorale del primo Movimento.

La lettera insomma ha convinto Conte a rompere definitivamente gli indugi e gestire in prima persona il congresso, con buona pace del padre fondatore. In favore del quale, però, è partita una lettera sottoscritta da decine di ex parlamentari. Il Foglio titola: “Dont’ touch Beppe.

MA ANCHE ITALIA VIVA NON RIDE

Aria di tempesta, anzi di fronda, anche in Italia Viva, dove a buona parte degli iscritti, in prima fila uno dei leader, Luigi Marattin, non è piaciuta la mossa di Matteo Renzi di avvicinamento al PD, annunciata in un’intervista al Corriere della Sera. Anche qui è già partita una lettera-manifesto, firmata da decine di pubblici amministratori eletti in IV, nella quale sostanzialmente si chiede un congresso a breve per stabilire la linea politica.

«L’intervista del 19 luglio al Corriere della Sera – si legge nel documento – ha rappresentato una discontinuità netta rispetto a quanto annunciato nelle settimane precedenti e alla piattaforma politica che lo ha eletto al recente congresso. Il Presidente di Italia Viva ha detto che sarà l’assemblea, e non il congresso a differenza di quanto annunciato, a decidere il cambio di linea politica dichiarando anche che sarà lui stesso a sottoporre la proposta di indirizzo politico per il futuro del partito, invece di porsi come garante del dibattito congressuale come da lui preventivato».

«Tutto questo – viene aggiunto – a prescindere da come la si pensi in merito alla nostra collocazione futura, riteniamo rappresenti sostanzialmente un venire meno a un principio fondamentale di democrazia interna di una comunità politica. Se il Presidente in carica ha ricevuto un mandato chiaro a sostegno della sua mozione congressuale e l’indirizzo politico previsto cambia radicalmente, il partito nel suo insieme non può che ridare la parola a tutti gli iscritti che in questi anni hanno dedicato tempo, investito soldi, energie e chiesto voti su una proposta politica chiara. Gli iscritti devono poter discutere e decidere sul futuro del partito».

Di qui la richiesta, da portate all’ Assemblea Nazionale di Italia Viva, di «indire entro l’anno 2024 un congresso aperto e democratico per decidere la linea politica del partito e per dare la possibilità a tutti gli iscritti di esprimersi».

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