
«Le radici della strage di Bologna del 2 agosto 1980 le radici affondano nella storia del post fascismo italiano» e oggi «figurano a pieno titolo nella destra italiana di Governo».
Durissime le parole scelte ieri per la commemorazione da Paolo Bolognesi, presidente del Comitato vittime della strage di Bologna, in una mattinata che si era aperta all’insegna della pacificazione. Se può essere ipotizzabile che ad ispirare le parole di Bolognesi, ex deputato PD dal 2013 al 2018, sia stato il clima di odio verso il governo, fattosi da qualche tempo ancor più dilagante in una certa parte della sinistra, risulta comunque inaccettabile sferrare, proprio in occasione della commemorazione, un attacco così violento alle istituzioni che attualmente guidano l’Italia. Ancor più perché le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, pronunciate nella medesima ricorrenza, erano state chiarissime: intervenendo nel cortile del Comune aveva parlato di «una strage neofascista, espressione di un disegno eversivo che mirava a colpire lo Stato nella componente più sensibile, le persone comuni».
Dopo 44 anni, insomma, il 2 agosto 1980 non trova pace, specie perché nelle aule dei tribunali non hanno ancora trovato giustizia – né risarcimenti – gli 85 morti e i 200 feriti di quella strage.
Ferma ed immediata la reazione del governo. In un messaggio Giorgia Meloni si dice «profondamente e personalmente colpita dagli attacchi ingiustificati e fuori misura che sono stati rivolti, in questa giornata di commemorazione, alla sottoscritta e al Governo». «Sostenere che le ‘radici di quell’attentato oggi figurano a pieno titolo nella destra di governo’, o che la riforma della giustizia varata da questo governo sia ispirata dai progetti della loggia massonica P2, è molto grave», aggiunge, replicando alle accuse di Bolognesi. «Tutto questo è pericoloso – tiene poi a sottolineare la premier – anche per l’incolumità personale di chi, democraticamente eletto dai cittadini, cerca solo di fare del suo meglio per il bene di questa Nazione». «Credo – conclude – che in questo clima di crescente odio le parole e i gesti stiano sfuggendo di mano anche alle persone più avvedute».
Peccato che, interpellato per replicare a questo messaggio, Bolognesi abbia rincarato la dose: «Meloni la finisca di fare la vittima. Non è una vittima, ma una che prende in giro le vittime». Come volevasi dimostrare, un concetto simile è stato espresso dalla leader Pd Elly Schlein: «Fare la vittima attaccando il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime nel giorno in cui si commemorano gli 85 morti e i 200 feriti dell’infame strage neofascista alla stazione di Bologna è un’operazione deplorevole».





Rispondi