
Il quinto sciopero generale in 5 anni, quello indetto dalla Cgil per il prossimo 12 dicembre, segna l’isolamento quasi definitivo per il sindacato guidato da Maurizio Landini. Non ci saranno infatti né la Cisl né la Uil ma, soprattutto, anche i sindacati autonomi hanno scelto di non aderire.
Netto il rifiuto della Uil all’astensione del 12 dicembre, tanto che il leader Pierpaolo Bombardieri ha addirittura dichiarato che «nella Manovra vi sono misure positive per i lavoratori». La Uil sii limiterà ad una manifestazione autonoma per sabato 29 novembre, con richiesta al governo di maggiori investimenti per le classi lavoratrici.
La Cisl scenderà in piazza, per conto suo, sabato 13 dicembre, evitando quindi i disagi causati dal venerdì, per chiedere all’esecutivo Meloni un Patto di responsabilità con imprenditori e parti sociali per sostenere economia e salari.
Addio dunque alla Triplice e addio anche alla strategia del muro contro muro, in cui la Cgil sembra rimasta imprigionata in solitaria.
Quanto al governo, dopo aver firmato i contratti del pubblico impiego per il triennio 2019‑2022 e 2022‑2024 per quasi tre milioni di lavoratori, si prepara a rinnovare anche i contratti 2025‑2027. Tre contratti consecutivi con lo stesso governo, mai successo prima. Nel comparto più numeroso, la scuola, che conta oltre un milione di lavoratori, i tre rinnovi porteranno ad un aumento medio mensile di 416 euro, pari a circa il 20% di incremento.
Questa sorta di isolamento sindacale – sussurrano dalle parti di Corso Italia – non spaventerebbe Landini che, anzi, punterebbe con tale posizione ad ottenere una maggiore visibilità sul piano politico. Peccato solo che i lavoratori comincino a non condividere le pesanti conseguenze salariali delle astensioni. Un esempio? Agli ultimi scioperi nel pubblico impiego non ha aderito nemmeno il 10% dei lavoratori.





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