
La Chiesa celebra oggi, domenica 16 novembre, il Giubileo dei Poveri, in coincidenza con la IX Giornata Mondiale dei Poveri. Ricorrenze che illuminano non solo il cammino della Chiesa, ma anche quello dell’umanità intera. Nessuno deve essere lasciato solo. Eppure i dati ci dicono che in Europa la povertà percepita è ancora molto elevata. Nel 2024 il 17,4% degli europei si è percepito povero. L’Italia è al 18,7%, dato ancora superiore alla media dei 27, pur se in deciso miglioramento, ma la Grecia vede ancora ben i due terzi della popolazione in forte difficoltà.
E’ in questo clima che un raggio di luce arriva proprio dall’Unione Europea: pochi giorni fa la Corte di Giustizia ha infatti pubblicato una sentenza che potrà cambiare la storia economica del vecchio continente, aprendo le porte a quella che alcuni già definiscono “L’Unione Sociale Europea”.
Al centro della sentenza è la direttiva sul salario minimo, contro cui pendeva un ricorso da parte di Danimarca e Svezia per il timore che il provvedimento minacciasse l’autonomia delle parti sociali. La Corte ha invece sostanzialmente confermato la legittimità della direttiva.

A noi convinti Socialdemocratici piace ricordare che questo nuovo principio incarna quelle che furono le lungimiranti vedute di un socialista democratico come Jacques Delors, il grande economista francese che, da presidente della Commissione Europea, nel corso dei suoi tre mandati riuscì ad istituire il mercato unico europeo, riformò la politica agricola comunitaria e sottoscrisse i principali pilastri che ancora oggi reggono l’Unione Europea: gli accordi di Schengen e il Trattato di Maastricht.
I punti centrali della direttiva approvata dalla Corte di Giustizia riguardano una maggiore eguaglianza sul lavoro: previste infatti regole comuni di base per i diritti sociali, nuove direttive sulla conciliazione vita-lavoro, la parità di retribuzione per pari mansioni fra uomini e donne, la trasparenza dei contratti di lavoro, il trattamento dei lavoratori su piattaforme, il salario minimo. Il principio-base è quello di fissare condizioni minime adeguate.
Non si tratta, a nostro giudizio, di brandire – come fa in Italia la sinistra – questioni chiave come il salario minimo a mo’ di arma per il propagandismo elettorale, bensì di creare la giusta cornice entro cui i lavoratori europei potranno svolgere, in regime di parità, i tempi dell’alternanza fra lavoro dignitoso e giusto riposo. Il Governo italiano ne è consapevole, tanto è vero che la riforma dei congedi parentali fu varata nel 2022 proprio per avvicinarsi agli standard della direttiva Ue.
Par di capire, dalle prime notizie, che non si tratterà di creare un unico, grande “euro-welfare”, ma una sorta di casa comune, che fornisca riparo e rafforzi le capacità sociali dei 27. Una strategia di larghe vedute, dunque, in grado di sostenere le economie senza intaccare i principi di solidarietà.
E questo, anche questo, lo consideriamo a giusta ragione un primo, decisivo passo avanti per sconfiggere le povertà.
Renato d’Andria





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