
Dal 30 novembre al 2 dicembre il Papa visiterà il Libano. Padre Michel Abboud, presidente della Caritas che da anni opera in quelle zone massacrate dalla guerra, ha spiegato che il viaggio apostolico di Leone XIV nella Terra dei Cedri potrà restituire slancio alla loro missione umanitaria e fiducia a tutti i libanesi, perché «il Pontefice viene a mostrarci il suo affetto di padre».
Ricordiamo che a partire dal 2011 l’arrivo di 1,5 milioni di profughi siriani, che fuggivano dalla guerra appena iniziata nel loro Paese, ha innescato sulle già deboli finanze del Libano un effetto domino devastante. Rifugiati in un Paese di soli 4,5 milioni di abitanti, i siriani si sono affacciati sul mercato del lavoro per offrire le proprie competenze e non dover vivere di assistenza: ciò ha scatenato crudeli meccanismi di concorrenza con gli ospiti libanesi. Da qui l’instabilità politica, poi, il 4 agosto del 2020, l’esplosione nel porto di Beirut. Più di recente il riaccendersi delle tensioni con Israele.
Ed è in questo clima che si cala il viaggio del Papa. «Il popolo libanese – ha dichiarato monsignor César Essayan, vicario apostolico di Beirut per i cattolici latini – probabilmente attende dal Papa un nuovo grido di giustizia, capace di scuotere i responsabili politici, perché continuiamo a vivere sotto la pressione e l’oppressione di una crisi sociale ed economica, in un paese dove i responsabili non ascoltano né il grido dei poveri, né quello dei cittadini. Siamo ancora lontani da uno Stato di diritto. Inoltre, abbiamo il grande problema della presenza di molti rifugiati, divenuti merce politica ed economica. Forse questa visita potrà avviare un cambiamento, risvegliare le coscienze».
Tre le tappe prescelte da Leone XIV per la visita apostolica: il santuario di San Charbel, l’ospedale psichiatrico ed infine il porto di Beirut, dopo la tragica esplosione, per «rilanciare un grido di giustizia e di verità. Senza giustizia e verità, come ricordava san Giovanni Paolo II, non c’è pace», ha concluso Essayan.





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