
Libera circolazione non solo di merci e persone, ma anche di cingolati. Questa la prima novità della Shengen Militare, un piano che l’Unione Europea sta pensando di attuare a seguito delle minacce alla sicurezza senza precedenti che il Vecchio Continente sta affrontando negli ultimi anni. Il pacchetto prevede un tetto di “tre giorni” per le autorizzazioni necessarie al passaggio alle frontiere delle truppe e degli equipaggiamenti militari. Attualmente è previsto un preavviso di 45 giorni.
La Commissione guidata da Ursula von der Leyen riprende e rilancia, sette anni dopo, il piano di azione per la mobilità militare in Europa voluto dalla Commissione Juncker nel 2018. L’obiettivo della Shengen Militare è quello di rendere più semplice lo spostamento di soldati e di attrezzature per la Difesa tra uno Stato membro e l’altro. La proposta, presentata il 19 novembre a Bruxelles, comprende un nuovo regolamento sulla mobilità militare e una comunicazione congiunta tra istituzioni. Per renderla realizzabile, l’esecutivo europeo propone di rimuovere le barriere normative, introducendo regole armonizzate a livello Ue al fine di superare l’attuale frammentazione fatta di procedure burocratiche macchinose che limitano i movimenti militari trans-frontalieri. Il pacchetto, infatti, prevede un tetto di “tre giorni” per le autorizzazioni necessarie al passaggio alle frontiere delle truppe e degli equipaggiamenti militari.
Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione propone la creazione di un quadro di emergenza, il nuovo Sistema europeo di risposta potenziata per la mobilità militare (EMERS). La struttura è concepita per accelerare le procedure e garantire un accesso prioritario alle infrastrutture chiave, a sostegno delle forze armate impegnate in operazioni nell’ambito dell’Ue o della Nato. Accanto a questo, l’iniziativa punta al rafforzamento della resilienza delle infrastrutture di trasporto, attraverso la modernizzazione dei principali corridoi europei della mobilità militare secondo standard a duplice uso e la protezione delle infrastrutture strategiche con un nuovo “toolbox” di resilienza. L’obiettivo è garantire che l’Europa possa muovere rapidamente truppe e materiali in caso di crisi, riducendo la vulnerabilità delle reti logistiche fondamentali di fronte a minacce convenzionali e ibride.
In sostanza, sembra accantonato il progetto di un Esercito militare europeo, che a molti Paesi non era gradito. La nuova Shengen potrà funzionare meglio, più efficacemente e senza dover attingere a nuove risorse economiche, in un periodo nel quale le ostilità belliche in corso hanno duramente provato l’economia dei 27.





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