Renato d’Andria
Giorgia Meloni al G20

Una lunga serie ci incertezze aveva segnato il vertice G20 appena concluso a Johannesburg, cui hanno preso parte 19 nazioni più Unione europeae Unione africana, per un totale pari all’85% del Pil mondiale e ai due terzi della popolazione. Si era cominciato con le tensioni geopolitiche fra paesi europei e Russia, poi quelle fra Cina e Giappone, senza contare lo scontro fra Usa e Sudafrica, con Donald Trump che fin dalla vigilia ha boicottato l’edizione 2025 e il presidente africano Cyril Ramaphosa che si è rifiutato di fare il passaggio ufficiale di consegne agli Usa, che dovranno ospitare il vertice 2026 a Miami.  

Ma a rendere ancor più precarie le sorti degli accordi raggiunti era stata anche l’assenza dello stesso Trump, che ha inviato all’ultimo momento un delegato, e quella di grandi leader, come il cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin. «Stiamo lottando per risolvere insieme le principali crisi attorno a questo tavolo, ma non ci stiamo mobilitando collettivamente per alcune priorità», aveva detto il presidente francese Emmanuel Macron, ed anche il premier cinese Li Qiang si era chiesto che fine abbia fatto «la solidarietà globale», di fronte a «unilateralismo e protezionismo dilaganti».

Alla fine la dichiarazione congiunta è stata adottata con la formula del “consenso schiacciante”: nelle conclusioni i leader ribadiscono l’impegno per il funzionamento del G20«nello spirito del multilateralismo, sulla base del consenso, con tutti i membri che partecipano su un piano di parità a tutti i suoi eventi, compresi i vertici, in conformità con gli obblighi internazionali».  

IL RUOLO DELL’ITALIA

Fra gli aspetti costruttivi del vertice, in primo piano c’è stato il ruolo dell’Italia, con una Giorgia Meloni arrivata in Sudafrica forte dei brillanti risultati attribuiti al nostro Paese dalle principali agenzie di rating, ultima in ordine di tempo Moody’s, che ha elevato il suo giudizio da Baa3, il livello più basso dell’investment grade, a Baa2, con un outlook che passa da positivo a stabile.

Diversi e significativi i bilaterali in cui l’Italia ha fatto sentire la sua decisiva presenza, a cominciare dall’incontro fra Giorgia Meloni e il Primo Ministro del Giappone, Sanae Takaichi, nel segno del rinnovamento e dell’amicizia che unisce i due Paesi.

Ma a margine del G20 si segnala anche l’incontro tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Primo Ministro canadese Mark Carney: c’è stato «un approfondito scambio di vedute sull’evoluzione delle principali crisi internazionali con particolare riferimento al conflitto in Ucraina». Il colloquio, si legge in una nota, «ha costituito l’occasione per fare il punto sull’attuazione delle priorità sancite dalla Dichiarazione Congiunta adottata lo scorso giugno, con particolare attenzione ai settori chiave».

Centrale pa posizione dell’Italia sul fronte dei sistemi alimentari. «Abbiamo co-organizzato con l’Etiopia – ha dichiarato la leader italiana Giorgia Meloni –  l’ultimo vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari, stiamo mettendo a disposizione dei nostri partner africani il nostro know-how agroalimentare e costruiamo con loro partenariati pubblico-privati che garantiscono risultati concreti. Lo sperimentiamo con successo in Algeria, ad esempio, dove lavoriamo insieme per recuperare oltre 36mila ettari di deserto per produrre fino a 45mila tonnellate di cereali e legumi in più all’anno, generando benefici per oltre 600mila persone. Ora stiamo replicando questo esperimento in Senegal, Ghana e Congo, e ambiamo a coinvolgere altre nazioni del continente. Vorrei essere chiara nel concludere il mio intervento: il nostro obiettivo non è quello di creare dipendenza, il nostro obiettivo è di sostenere l’autosufficienza, perché crediamo nella dignità delle persone, crediamo nella libertà delle nazioni e crediamo nella forza delle partnership autentiche».

Un’Italia, dunque, che grazie alla guida sicura di Giorgia Meloni e del suo esecutivo, al G20 di quest’anno ha svolto un ruolo di primissimo piano, surclassando timidezze di nazioni come Francia e Regno Unito. Avanti così, grazie Giorgia Meloni!

Renato d’Andria

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