
La Corte di Cassazione francese ha respinto il ricorso dell’ex presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy nel caso Bygmalion. Secondo i magistrati d’oltralpe, la società di comunicazione Bygmalion aveva emesso fatture gonfiate o fittizie per eventi apparentemente di partito, mentre in realtà si trattava di comizi elettorali di Sarkozy. In questo modo, parte delle spese della campagna veniva scaricata sul partito invece che sui conti ufficiali della candidatura, che erano già vicini al limite legale. Il tutto sarebbe avvenuto durante la campagna elettorale del 2012, quella in cui Sarkozy perse contro François Hollande.
Per l’ex capo di stato francese si tratta della seconda condanna penale definitiva, dopo il caso delle intercettazioni telefoniche. Ma questo verdetto potrebbe complicare ulteriormente le prospettive legali di Sarkozy, che si sta preparando per il processo d’appello nel caso libico, previsto per il 16 marzo prossimo, che poche settimane fa lo aveva condotto per alcuni giorni agli arresti nel carcere parigino della Santè.
Sarkozy ha sempre negato di essere a conoscenza del meccanismo creato da Bygmalion, dichiarando che la gestione finanziaria era in mano al partito e agli organizzatori. Tuttavia, nel 2021 è stato condannato in primo grado a un anno di carcere (da scontare ai domiciliari con braccialetto elettronico) per finanziamento illegale della campagna, non per aver ideato la frode, ma per aver “superato consapevolmente” il limite di spesa.
Nel 2023 la Corte d’Appello di Parigi ha confermato la condanna. Sarkozy ha poi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, che nel 2024 ha annullato solo parzialmente la decisione e ordinato il nuovo processo, che si è concluso ieri con la condanna definitiva.





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