L’ex comunista Andrej Babiš ha vinto per la seconda volta le elezioni per il Parlamento ceco col suo movimento populista Azione del cittadino scontento (ANO), che ha ottenuto il 34 per cento delle preferenze, aggiudicandosi 80 seggi. Per formare il governo, ANO ha raggiunto un’intesa con altri due partiti euroscettici di destra, Europa delle Nazioni Sovrane (SPD) e il partito degli automobilisti (Motoristé sobě) . Finora la sua nomina era stata bloccata dal conflitto d’interessi. Per questo ieri Babiš ha annunciato che si libererà delle partecipazioni nella sua multinazionale, l’Agrofert per andare al governo. Qualcosa di simile a ciò che aveva fatto Silvio Berlusconi diventando primo ministro.  «Ho deciso di rinunciare irrevocabilmente alla società Agrofert – ha dichiarato Babiš  – con la quale non avrò più nulla a che fare, non ne sarò mai più il proprietario, non avrò più alcun rapporto economico e non avrò più alcun contatto».

Finora Babiš deteneva il 100 per cento delle quote di Agrofert, da lui stesso fondata, che possiede anche alcune importanti testate giornalistiche. L’imprenditore numero uno della Repubblica Ceca si sarebbe quindi sbarazzato di ogni conflitto d’interessi. Il meccanismo che ha utilizzato per sbloccare lo stallo è un blind trust, vale a dire l’affidamento della gestione dei propri beni a un fondo fiduciario indipendente. In tal modo l’operatività dell’azienda passa di mano senza che Babiš possa avere potere decisionale. Le quote ritorneranno poi alla famiglia Babiš solo dopo la morte del capostipite Andrej.  

Finora il filoeuropeista Petr Pavel, presidente della Repubblica, aveva temporeggiato sulla nomina del primo ministro, mostrando riserve proprio sul rischio di conflitto di interessi. L’annuncio di Babiš sulla dismissione del suo colosso imprenditoriale ha segnato poche ore fa la svolta. «Apprezzo il modo chiaro e comprensibile in cui Andrej Babiš ha rispettato il nostro accordo e ha annunciato pubblicamente come ha risolto la questione» ha dichiarato Pavel, aggiungendo che la nomina potrebbe arrivare martedì 9 dicembre.

Tutt’altro che unanime il consenso per questa dismissione. «Anche se l’azienda non è più sotto la sua gestione – scrive il quotidiano ceco Dnes – si può sostenere che, nel caso di un agglomerato così grande che opera in un segmento di mercato così chiaramente definito, il primo ministro saprà sempre quale decisione sarà vantaggiosa per l’azienda».

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