L’idea è stata lanciata da Ibrahim Youssef, laureato in Filosofia, leader dei Giovani Musulmani d’Italia. Nel 2050 – questo il ragionamento di Youssef – i musulmani saranno quasi il 10 per cento della popolazione italiana, contro il 4,6% del 2022. «Partendo dall’ipotesi che questo 9,6% abbia cittadinanza italiana e possa votare – ha aggiunto l’attivista islamico in un post sui social – la comunità musulmana avrà un impatto enorme dal punto di vista politico». Ancora: «Se votassero tutti, un partito come la Lega non si permetterebbe mai di andare contro la comunità islamica, perché altrimenti non potrebbe vincere».

Poi l’affondo farneticante contro i partiti al governo nel paese che lo ospita: «In Italia oggi abbiamo dei partiti di destra che, quasi un secolo fa, erano coloro che sterminavano gli ebrei e invece ora promuovono lo Stato d’Israele. Hanno fatto un cambio radicale, enorme». Ancor più improponibile il paragone con il sindaco di New York: «Spero che nel 2050 ci siano personaggi molto meglio di Mamdani. Ma finché continueremo a snobbare la politica ma, come dice un mio amico, finché non siamo sul tavolo ma siamo sul menù, cosa ci aspettiamo che cambi?».  

Di qui la “ricetta”: «Bisogna far sì che quando un musulmano entra in politica, noi lo appoggiamo. Che promuoviamo il massimo che dev’essere promosso. Il musulmano in politica non può promuovere tutto quello che un musulmano dovrebbe promuovere, però step by step…».

Ultimo richiamo, ancor meno credibile, è quello ai Lgbtq: «Anche loro sono stati discriminati ma sono arrivati, con lungimiranza politica…» a raggiungere un obiettivo «di lungo termine».

E poi ci domandiamo perché un partito di maggioranza come la Lega stia provando a varare norme che rendano più difficile ottenere la cittadinanza italiana. Specie se a chiederla sono personaggi che puntano apertamente a sostituire la civiltà del nostro paese con quella dei talebani.

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