“Una riforma a lungo attesa: i nuovi Csm e l’Alta Corte disciplinare”. Già nel titolo, l’argomento al centro del dibattito si è presentato come un terreno di scontro fra posizioni diametralmente opposte, visto che l’invitato numero uno alla Tavola rotonda di Atreju è stato il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi e l’invitato numero due, il deputato del M5S Alfonso Colucci.

 «Noi non siamo favorevoli alla riforma – ha esordito Parodi – crediamo di dover difendere l’indipendenza della magistratura che non è un principio né di sinistra né di destra. L’Anm non vuole fare politica, vuole partecipare a un dibattito democratico». Poi il consueto punto sulle carenze di organico. «Noi crediamo che la giustizia abbia problemi molto seri – ha continuato – è lenta, non è adeguata alle esigenze del Paese, molto ci sarebbe da fare e purtroppo questa riforma non risolve il problema della velocità e dell’efficienza».

«La magistratura sarà indebolita da questa riforma» ha rincarato la dose Colucci parlando del previsto meccanismo di sorteggio per il CSM e l’introduzione dell’Alta Corte. «Non si risolve così il problema delle “correnti nella magistratura”, questo non è un criterio per premiare i più meritevoli».

Netta la replica di Simonetta Matone, magistrato, deputata della Lega: «Dovete dirmi perché il sorteggio va bene per la Corte di Assise e non per l’Alta Corte: possiamo affinarlo ma non c’è nulla di antidemocratico nel criterio del sorteggio».

Ma le scintille, quelle vere, sono arrivate sul caso Palamara.

Per Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera dei deputati, dopo lo scandalo «non è stato cacciato via nessuno: uno solo, Palamara. Cinque sospensioni, nessuna espulsione. Invece nella destra il principio è che chi sbaglia paga». Ed è andato giù duro anche Alessandro Sallusti: «Dal 2018 al 2024 sono finite in carcere per errori giudiziari 4.920 persone. Il Csm ha aperto provvedimenti magistrati per 89 magistrati, 44 non doversi procedere, 28 assolti e 8 censure. Vi sembra normale?».

«Continuano a dirci che non è cambiato nulla, se avete queste prove fatemi presente dove è accaduto – ha poi detto Parodi ai giornalisti incontrandoli a margine della tavola rotonda – ma ogni volta che un magistrato viene sorpreso a sbagliare, è un indebolimento per la magistratura e l’Anm per prima deve saperlo per poter fare chiarezza e, se necessario, pulizia. Ma mai nessuno mi ha fatto un nome».

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