
Ospitiamo l’intervento di Gennaro De Falco, avvocato penalista e scrittore, suo il saggio in libreria “Il processo dietro le quinte”, che tanto ha fatto parlare. In questo articolo, scritto appositamente per l’Umanità, De Falco ci offre l’inedito reportage da Atreju di un ex militante missino poi votato esclusivamente al liberalismo democratico ed oggi sulle posizioni del governo Meloni che – ci dice non senza un pizzico di auto ironia – erano state da lui in qualche modo anticipate.

Quando avevo poco più di sedici anni, vale a dire ormai tantissimi anni fa, mi iscrissi al Fronte della gioventù. in quel tempo Giorgio Almirante era da poco il segretario del partito, gli anni 70 erano duri e difficili, si viveva in una sorta di guerra civile permanente, non tanto al sud, dove le cose arrivano sempre attenuate, ma nel resto d’Italia, dove c’era una crudele violenza ed una vera e propria cronica caccia all’uomo.
A quel tempo, come è normale che sia a quell’età, ero entusiasta e forse anche un po’ fanatico ma, pur avendo partecipato a vari scontri, posso vantarmi di non aver mai fatto assolutamente male a nessuno, mentre per poco, anzi pochissimo, non ho rimediato una chiave inglese in testa o qualche coltellata. Insomma, sono di quei tantissimi ragazzi di allora che potrebbero tranquillamente non essere più qui per raccontarlo.
Sicuramente tra le nostre fila c’erano dei brutti personaggi, ma non sono stati mai miei amici, del resto i tempi erano quelli e c’era poco da fare.
Poi qualche anno dopo, benché i dirigenti di allora mi avessero notato ed avessi anche avuto qualche proposta di fare carriera, ho chiuso la porta, perché in fondo in fondo non mi sentivo del tutto a mio agio, anche se posso tranquillamente dire che i miei amici di quel tempo sono stati il nocciolo della dirigenza di quel partito.
Quello che succedeva in quegli anni mi sembrava insensato, pericoloso e soprattutto stupido. Ad esempio non ho mai assolutamente capito l’avversione contro gli ebrei, che pure nell’ambiente era percepibile, ma devo dire non più di quanto lo fosse e forse lo sia anche negli ambienti cattolici. Sentivo che qualche anno prima in questo paese erano accadute cose orribili e non raccontabili, che in parte si continuano a non raccontare, ma a me continuare questa inutile coda della guerra civile sembrava una cosa senza alcun senso.
Certo, come tanti ero stato a Predappio più volte a Predappio, ma più che altro era una macabra gita turistica, così come sono stato a cercarmi la assai meno affollata casa di Carlo Marx in Olanda o la famosissima birreria di Monaco.
Nelle manifestazioni e nelle sedi del MSI c’era sempre un’aria tetra, il nero che è colore del lutto e della morte dominavano ovunque, ma la morte non è mai bella e non sarà mai bella, altrimenti non sarebbe morte. Per decenni ho continuato a votare le varie metamorfosi del MSI, ma sinceramente ho pensato ad altro, anche perché mi sembrava un mondo del tutto superato e perché sono e mi dichiaro un liberale conservatore: quindi, se avessi avuto la possibilità di scegliere, in quegli anni terribili avrei seguito gli ordini del Re.
Amici e compagni di scuola invece hanno continuato a fare “attività” ed hanno fatto anche notevoli carriere, io invece no, ho continuato a frequentare l’“ambiente” ma in Toscana dove mi volevo trasferire e lì ho sentito ed ho visto cosa è davvero stata la guerra civile.
E così gli anni sono passati. Gianfranco Fini ha rovinato la sua carriera ma ha continuato e sviluppato la linea del doppio petto di Almirante. Poi, più che altro per curiosità, ho comprato il libro “Io sono Giorgia” della attuale Presidente del Consiglio. Nelle prime pagine c’è un brano che mi ha davvero colpito, in cui l’Autrice racconta il suo problema col sovrappeso, che ho sempre avuto anche io e che lei ha brillantemente risolto. E così iniziai il mio dialogo – che poi era un monologo – con lei e quindi, dalle colonne del Rifomista che a quel tempo assai generosamente mi ospitava, feci alcune proposte che più che altro erano auspici. Da convinto no woke, quale sono e mi dichiaro, la invitai al ripristino dell’Italiano partendo dall’uso del maschile per definire il suo ruolo e ad intervenire su giustizia ed immigrazione, che mi paiono il nocciolo dei nostri problemi. Mi sembra che lo stia facendo. Insomma, sicuramente per caso avevo anticipato l’idem sentire e quello che avrebbe fatto il governo.
Giorni fa, in una bella mattinata di dicembre, ero a Roma per una causa. Dopo la discussione sono andato a Castel Santangelo per vedere che si diceva. Atreju non era ancora iniziata ma la prima impressione era bellissima, bellissimo il posto, l’organizzazione sembrava perfetta. C’erano luce, sole, colori del tutto nuovi e due carabinieri a cavallo di aggiravano nel prato.
Erano una coppia, un uomo ed una donna, saggiamente usavano un caschetto per proteggersi dalle cadute che non ho mai visto prima. Insomma, tradizione, bellezza, modernità e sicurezza perfettamente integrate fra loro, anche se devo dire che i due cavalli mi sembravano molto tranquilli e a tutto pensavano tranne che a fare mattane.
Qualche giorno dopo, tra una causa ed un impegno diverso, sono tornato ad Atreju. Per andarci ho rinviato una visita medica, ho saltato un importante convegno e, nonostante il solito sciopero dei treni del venerdì, sono riuscito ad arrivare. Avevo pensato di prendere una camera in albergo per restare qualche giorno poi alla fine, sbagliando gravemente, ho desistito, un po’ perché non immaginavo che le cose fossero organizzate in modo tale da ammortizzare i costi con un simpaticissimo ristorante diffuso, un po’ perché non avevo ben valutato l’eccezionale qualità degli interventi che avrebbe giustificato ogni costo ulteriore. Insomma, alla fine c’era da spendere soltanto qualche centinaio di euro in più ed io assai stupidamente non l’ho fatto, preferendo impegni lavorativi e di vario genere che avrei potuto e dovuto ignorare… a volte il lavoro diventa una forma di tossicodipendenza da cui è difficile sottrarsi.

Bene, devo subito dire che mi sono trovato in un mondo del tutto diverso ed enormemente migliore di quello che avevo lasciato alle mia spalle, con cui mi sono sentito subito in assoluta e piena sintonia. Del tutto immodestamente devo dire che io e Fratelli d’ Italia in questi anni abbiamo fatto lo stesso percorso e ci siamo pienamente re-incontrati, forse avevo solo capito prima o forse, più probabilmente, i tempi della politica sono diversi da quelli dei singoli, piccoli piccoli ed inquieti come me.
L’atmosfera era serena, rilassata ed accogliente, le luci ed i colori erano soffici ma decisi, ricordavano quelli che usa Loro Piana. Ambientazioni, colori ed argomenti assolutamente perfetti. Anche nelle piccole cose c’erano pulizia e modernità, devo dire che si sentiva la levità del tocco femminile.
Sono riuscito a seguire vari interventi molto ma molto interessanti, in particolare quello sulla lotta alle mafie e sull’uso dei pizzini, quello di Habbas, l’intervista al ministro Crosetto da parte del direttore del Fatto quotidiano, quello sulla separazione delle carriere, quello di Gennaro Sangiuliano. Ho visto Fini che, devo dire, mi ha fatto tenerezza. Peccato per lui, una vicenda umana davvero triste. Ogni singolo intervento meriterebbe un commento ma non è questa la sede, altrimenti invece di un articolo ci vorrebbe un trattato.
Mi soffermo soltanto sul brevissimo intervento della Presidente del Consiglio che ha introdotto Habbas: la premier mi ha davvero colpito per la sua prorompente vitalità ed energia.
Che dire, l’Italia è andata avanti e saper fare politica è questo.
Gennaro De Falco
Avvocato e scrittore





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