
Con 93 sì, 51 no e 5 astenuti, il Senato ha approvato il DDL che modifica gli assetti della Corte dei Conti già licenziato dalla Camera, primo firmatario l’esponente di Fratelli d’Italia Tommaso Foti. Fra le novità principali, il “tetto” alla responsabilità erariale e la delega al Governo di adottare alcuni Decreti legislativi per la riorganizzazione e il riordino delle funzioni della Corte.
La riforma introduce, tra l’altro, un tetto alla responsabilità erariale e la delega il Governo ad adottare uno o più Dlgs legislativi per la riorganizzazione e il riordino delle funzioni della Corte, secondo le linee guida previste dal dossier del Servizio studi di Montecitorio. Lo scopo – hanno chiarito i rappresentanti della maggioranza durante la discussione in Aula – è quello di incrementare l’efficienza della Corte, anche in materia di rimborsi da parte delle amministrazioni di appartenenza delle spese legali sostenute nei giudizi per responsabilità amministrativa. «Sarà introdotto – hanno poi specificato – il principio secondo cui la buona fede degli amministratori politici si presume fino a prova contraria».
Chi si pone su posizioni fermamente contrarie è l’Associazione Nazionale Magistrati. «Oggi – si legge nella nota dell’ANM – si scrive una pagina buia per tutti i cittadini: il Senato della Repubblica ha approvato la riforma della Corte dei conti, magistratura chiamata dalla Costituzione a garantire che le risorse pubbliche siano destinate ai servizi alla collettività e non siano sprecate, per imperizia o corruzione. Si tratta di una scelta che segna un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici e inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito».

A rendere il quadro di una riforma che va nell’esclusivo interesse del Paese è stato, per contro, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Il dissenso fra i magistrati non è unanime, ha detto Mantovano, anzi, «più di uno di loro ha manifestato favore nei confronti della riforma». Inoltre, «nella parte di approfondimento alla Camera, vi è stata una costante interlocuzione con rappresentanti della Corte dei Conti che ha permesso di modificare più di una delle norme dell’impostazione originaria».
Mantovano ha risposto anche alle critiche secondo cui questa riforma sarebbe una “risposta” agli stop dei magistrati contabili alle procedure di avvio del Ponte sullo Stretto. «Non c’è nessuna vendetta – questa la dichiarazione di Mantovano – perché l’iter di questa riforma parte all’incirca due anni fa, legarla al provvedimento della magistratura contabile sul Ponte sullo Stretto che è intervenuto poco più di un mese fa mi sembra, per usare un eufemismo, una forzatura».





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