Nuovi fronti di guerra aprono il 2026.  Questa notte numerose esplosioni si sono verificate a Caracas, compreso il Palazzo del Governo, e in diverse basi militari venezuelane. I segnali erano già arrivati, l’escalation era partita alcuni mesi fa, ma nessuno avrebbe potuto immaginare un bombardamento sulla capitale. Da ciò che sappiamo, Nicolas Maduro e la moglie sono stati catturati e portati a New York. A loro carico pesa l’accusa, già lanciata da Trump, secondo cui sarebbero loro i registi del narcotraffico.

Durissima la reazione di Mosca. E mentre L’Avana parla di “terrorismo di Stato” e il PD italiano si schiera al fianco di Maduro, Madrid lancia un appello alla de-escalation, proponendosi come mediatore internazionale.

Gli italiani residenti in Venezuela, circa 160mila persone, dichiarano al TG1 che erano preparati ed hanno in casa cibo, provviste, acqua a sufficienza. Situazione fluida, dice l’ambasciatore italiano a Caracas, che invita a restare in casa. Giorgia Meloni sta seguendo attentamente la situazione da Palazzo Chigi, anche attraverso la rappresentanza diplomatica italiana in loco. E proprio nelle carceri venezuelane è ancora rinchiuso da oltre un anno il cooperante italiano Alberto Trentini. Come lui – dicono alla Farnesina – altri 30 italiani.

«Tutti ci eravamo augurati un inizio anno foriero di pace grazie alle trattative in corso per il cessate il fuoco in Ucraina e a quelle per il Medio Oriente, secondo piani che era stato lo stesso Trump a elaborare, ma oggi – commenta Renato d’Andria – questo attacco al Venezuela aggiunge fuoco al fuoco, esponendo l’umanità a nuovi rischi globali». «Confidiamo – conclude d’Andria – nelle attività di mediazione che l’Italia sta mettendo in campo, anche attraverso i buoni rapporti personali fra la premier Giorgia Meloni e il presidente USA Donald Trump».

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