
Dopo il primo shock che ha colpito il mondo per i bombardamenti americani su Caracas, lentamente una dopo l’altra vengono a galla alcune situazioni che anche grossi analisti di geopolitica non esitano a definire “strane”. Intervistato durante lo speciale del TG! sull’attacco al Venezuela, ieri pomeriggio il generale Vincenzo Camporini ha definito appunto “strane” certe modalità: l’operazione si è svolta con dispositivi che erano pronti da settimane e senza la minima reazione da parte delle autorità locali, e licotteri che volavano a quote non tattiche senza che nessuno li abbia presi di mira. Ma complessivamente – ha detto Camporini – tutta l’operazione sembra essersi svolta senza alcuna reazione dall’esercito venezuelano. Quasi che – ha quindi aggiunto l’intervistatore – si trattasse quasi di un arresto già concordato.
Ad alimentare simili dubbi ci sono stati piccoli ma rivelatori segnali. Sempre ieri, nelle prime ore dopo l’attacco, lo stesso TG1 ha intervistato alcune famiglie italiane che vivono a Caracas. Una donna in perfetto italiano è apparsa per nulla scossa o preoccupata, aggiungendo che « tutti i venezuelani e anche noi ci siamo preparati con provviste di acqua, cibo, benzina, onestamente non ho paura». Intanto Nicola Maduro e la moglie sono stati trasferiti al Metropolitan Detention Center (Mdc), un carcere federale di Brooklyn.
Le ultime notizie riportano anche le dichiarazioni del Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado: «È arrivata l’ora della libertà». Ma per Donald Trump la leader dell’opposizione venezuelana non ha il sostegno necessario a governare il paese. E mentre la Corte Suprema ordina alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, Trump ribadisce in conferenza stampa da Mar a Lago che saranno gli Stati Uniti a gestire la fase della transizione.
Alla base dell’operazione ci sarebbe anche l’avvicinamento sempre più marcato che c’era stato fra il Venezuela di Maduro e la Cina, che oggi ne chiede a gran voce l’immediato rilascio. Ma è uno scenario geopolitico confuso, carico di ombre e di interrogativi per il futuro. Al di là del potere dittatoriale di Maduro, dobbiamo chiederci cosa succederà al pianeta se venisse legittimato un attacco unilaterale ad una nazione sovrana.
Apprezziamo la cautela con cui sta affrontando questa crisi il governo italiano e confidiamo nelle capacità diplomatiche della premier Giorgia Meloni. Ma riteniamo che, in una prospettiva temporalmente più ampia, un simile precedente non potrà restare privo di risposte da parte delle nazioni democratiche, dell’Europa e di tutti coloro che, come noi socialdemocratici, hanno a cuore i valori della libertà e dell’indipendenza dei popoli.
RENATO D’ANDRIA





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