
Stanno facendo discutere il mondo intero le mire di Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo sotto la corona danese che attualmente gode di ampia autonomia, lasciando a Copenaghen solo le decisioni su politica estera, monetaria e di sicurezza. Solo un referendum potrebbe sancire il distacco dalla Danimarca, ma un recente sondaggio ha mostrato che l’85% degli abitanti non intende esser parte degli Stati Uniti.
Ferma la posizione della premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, che evidenzia la pericolosità delle affermazioni di Trump, ritenute «una pressione inaccettabile» e «un attacco irragionevole alla comunità internazionale». «Se gli Stati Uniti scelgono di attaccare un altro Paese della Nato, allora tutto finisce, compresa la Nato e quindi la sicurezza che è stata costruita dalla fine della Seconda guerra mondiale», ha dichiarato in un’intervista all’emittente pubblica danese DR. «L’Unione Europea – ha poi incalzato Frederiksen – deve purtroppo prendere sul serio Trump quando dice di voler controllare la Groenlandia». «Abbiamo reso molto chiara la posizione del Regno di Danimarca» e, del resto, «la Groenlandia ha ripetutamente affermato che non vuole essere parte degli Stati Uniti».
L’ipotesi oggi maggiormente accreditata, anche a fronte di queste reazioni, è che Trump starebbe già lavorando ad un un accordo di associazione con la Groenlandia che escluda la Danimarca. Si tratterebbe di una intesa di tipo politico e militare per consentire a Washington di schierare più liberamente truppe ed espandere le sue infrastrutture militari. Trump, secondo The Economist, intenderebbe stabilire fra Usa e Groenlandia un rapporto simile a quello di Washington con alcune isole del Pacifico, come gli Stati Federati di Micronesia, le Isole Marshall e la Repubblica di Palau, sul modello della Compact of Free.
«Spetta solo a Danimarca e Groenlandia decidere sui loro territori»: a sostegno delle posizioni sostenute da Frederiksen va la dichiarazione congiunta dei “volenterosi” nel vertice di ieri, siglata da Macron, Merz, Tusk, Sanchez, Starmer e dalla premier italiana Giorgia Meloni. Quest’ultima, peraltro, aveva sancito gli ottimi rapporti fra i due paesi nel marzo 2025, quando Mette Frederiksen era stata ricevuta a Palazzo Chigi (nella foto).





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