Le notizie erano circolate già ieri, ma sembravano davvero improponibili. E invece oggi una nota della Casa Bianca fa sapere che nei prossimi giorni il segretario di Stato americano Marco Rubio volerà a Copenaghen: una missione per iniziare a gettare le basi di una trattativa finalizzata all’acquisto della Gruenlandia, cui dovrebbe partecipare anche il ministro degli esteri di Nuuk, Vivian Motzfeldt.

Ma quale potrebbe essere il prezzo dell’acquisto? Ad aprile dello scorso anno, quando per la prima volta si era ventilata questa ipotesi, l’immobiliarista ed ex economista della Federal Reserve, David Baker, aveva calcolato che la Groenlandia potrebbe valere tra i 12,5 miliardi e i 77 miliardi di dollari. Una somma alla quale oggi bisogna aggiungere il valore delle riserve di minerali, soprattutto rame e litio indispensabili nella produzione di batterie e veicoli elettrici. Ed ecco che la quotazione attuale salirebbe a 1,1 trilioni di dollari, o almeno è questo che stima il Financial Times. C’è chi la valuta ancor di più: il valore strategico della Groenlandia nel Nord Atlantico potrebbe toccare quota 3 trilioni, secondo il think tank di centro-destra American Action Forum, un valore nel quale è calcolato anche il prezzo di mercato delle riserve minerarie della Groenlandia, pari a 200 miliardi di dollari.

A coloro che attribuiscono l’idea di conquistare la Groenlandia l’ennesimo indizio di una certa “instabilità mentale” del presidente USA, va ricordato che Trump non è il primo presidente americano ad aver messo gli occhi sulla grande isola ghiacciata. Dopo la Guerra Civile americana la stessa mira fu del presidente Andrew Johnson, che aveva già acquistato con successo l’Alaska dalla Russia per 7,2 milioni di dollari nel 1867. E nel 1910 l’allora ambasciatore statunitense in Danimarca, Maurice Francis Egan, suggerì a Washington una “proposta molto audace”: cedere alla Danimarca l’isola filippina di Mindanao, all’epoca territorio statunitense, in cambio della Groenlandia e delle Indie Occidentali Danesi. Non andò in porto e anni successivi gli Usa acquistarono le Indie Occidentali Danesi (oggi le Isole Vergini Americane) dalla Danimarca per 25 milioni di dollari in oro (oggi poco più di 3 miliardi), così da sottrarle a un potenziale controllo tedesco.

«L’Umanità e la Socialdemocrazia italiana – osserva Renato d’Andria, per anni segretario nazionale PSDI – sostengono la Danimarca ed in particolare il primo ministro danese, la leader socialdemocratica Mette Frederiksen, che con equilibrio ed autorevolezza sta gestendo la difficile congiuntura geopolitica in atto».

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