«L’Italia ha registrato avanzi primari di bilancio. Sebbene le uscite di cassa legate al Superbonus continueranno a gravare sul saldo di cassa fino al 2026-2028, il loro impatto si sta gradualmente attenuando e dovrebbe scomparire entro il 2028-2029». Lo scrive l’Agenzia americana Standard & Poor’s nel documento con cui venerdì scorso ha confermato il rating dell’Italia rivedendo al rialzo anche le previsioni, con l’outlook che da “stabile” è stato portato a “positivo”. In sintesi, dopo i lunghi anni in cui il Superbonus varato dal governo Conte 2 ha pesato come un macigno sui conti pubblici, arrivando a quasi 124 miliardi, oggi quel peso si è andato via via attenuando, grazie agli argini imposti dal governo guidato da Giorgia Meloni.

E non è l’unica buona notizia per il nostro Paese che arriva in queste ore. Sempre a fine della scorsa settimana l’Istat ha ipotizzato una crescita del Pil per il 2025 pari ad un + 0,7%, superiore quindi di qualche decimale a quella prevista dallo stesso governo nella Legge di bilancio.  Un dato superiore a quello della Germania, benché resti inferiore alla crescita stimata per l’Eurozona nel suo complesso (1,5%). In particolare, l’accelerata dell’economia italiana è stata maggiore nel quarto trimestre 2025, quando il Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,3% battendo le stime degli analisti. Mentre dunque la Germania ristagna e la Francia cresce solo grazie al deficit, l’industria italiana e i consumi interni spingono il Paese oltre le previsioni di Bankitalia.  In un’Europa a più velocità, l’Italia non solo non si colloca più nelle ultime posizioni, ma anzi mostra una robusta solidità rispetto ai partner storici.

Certo, siamo ancora lontani dalle performance della locomotiva Spagna, che fa segnare un +2,6%, ma i dati mostrano che l’Italia sta uscendo dalla morsa del Superbonus e consolida la sua lenta e pur sempre incessante crescita, favorita soprattutto da comparti come industria ed agricoltura, ma soprattutto dalla domanda interna e da piani diversificati nell’export.

Un segnale importante, che attesta la presenza di un sistema produttivo sano e dinamico, capace di rilanciare le sue capacità, nonostante l’imposizione di dazi e le congiunture geopolitiche internazionali tutt’altro che favorevoli.

RENATO D’ANDRIA

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