Circa tre settimane fa nella sede dell’ambasciata italiana a Tokio Giorgia Meloni ha incontrato i vertici delle principali aziende giapponesi, da Mitsubishi a Honda Motor, da Panasonic a Sony ed altre. In tutto, 17 gruppi economici e industriali che, complessivamente, hanno un fatturato di oltre mille miliardi di euro e che sono attivi su scala globale e nei settori prioritari del Partenariato Strategico Speciale tra Italia e Giappone. In particolare, aerospazio, difesa, infrastrutture, industria ferroviaria, automotive, digitale, innovazione, apparecchiature elettriche ed elettroniche, farmaceutica, finanza, commercio e alimentare. Sul tavolo, questioni come le dinamiche del commercio globale, la resilienza delle catene del valore e l’approvvigionamento delle materie prime critiche.

Perciò non sono prive di un grosso significato per il nostro Paese le elezioni che si tengono oggi in Giappone. Un voto anticipato per volere della stessa Sanae Takaichi, prima premier donna del Paese del Sol Levante che punta a consolidare il mandato del suo governo di coalizione, forte anche dell’endorsement totale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, secondo il quale ha già dimostrato di essere una leader forte, potente e saggia.

E nessuno ha dimenticato le intese straordinarie fra le due donne primo ministro, l’italiana e la giapponese, nel corso del recente viaggio di Giorgia Meloni in Asia, quando ha fatto tappa proprio nella capitale nipponica. Le due leader hanno riaffermato il legame storico di amicizia e collaborazione esistente tra Giappone e Italia, uniti da principi condivisi, interessi comuni e da un fermo impegno a tutelare l’ordine internazionale basato sullo Stato di diritto, a promuovere pace, prosperità e stabilità a livello globale.

Che non si tratti solo di belle parole e buoni auspici, lo ha dimostrato proprio il vertice con gli industriali giapponesi tenutosi sempre in occasione di quella mission diplomatica. Va ricordato, ad esempio, che il Giappone è il terzo partner commerciale italiano in Asia (dopo Cina e India), il secondo mercato di sbocco export italiano in Asia-Pacifico (15,5% tot. italiano esportato nell’area) ed il quattordicesimo fornitore del Giappone, con una quota di mercato 1,6%. Altro fattore rilevate sono le 175 imprese italiane residenti in Giappone, che impiegano oltre 8.500 dipendenti e generano un fatturato di circa 2,9 miliardi di euro.  

Vedremo come andranno le elezioni di oggi, ma intanto secondo i sondaggi si prevede una vittoria a valanga per Takaichi, leader del Partito Liberal Democratico Ldp e per gli alleati del partito ‘Ishin’, che potrebbero conquistare più di 300 dei 465 seggi della Camera bassa del Parlamento di Tokyo. Ben oltre i 233 necessari per la maggioranza.

RENATO D’ANDRIA

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